CANZO: La storia di San Miro (per chi non la conosce)

CANZO: La storia di San Miro (per chi non la conosce)

Nato da Erasmo Paredi da Canzo e da Drusiana di Prata Camportaccio in Valchiavenna, fu chiamato Miro (da evento mirabile), in quanto i genitori lo avrebbero dato alla luce dopo aver superato i sessant’anni d’età. Costoro vivevano nella solitudine dei monti di Canzo, nell’alpeggio ora chiamato di Secondo Alpe e, come fecero i genitori di Giovanni Battista, avevano promesso di consacrare a Dio gli eventuali figli.

Raggiunti i sette anni, il padre lo affidò ad un eremita, il cui nome è ignoto. Lontano dai divertimenti propri dei giovani, il ragazzo crebbe nella preghiera, nello studio e nel lavoro. A dodici anni ricevette la prima comunione.

Il padre, alla sua morte, lasciò all’educatore del figlio i suoi averi col compito di conservarli in parte per la maggiore età del figlio e in parte per i poveri.

Morto il padre, Miro si ritirò in eremitaggio una grotta, lungo il versante sinistro della Val Ravella, sotto i Corni di Canzo.

Gli anni passarono nella solitudine e nella meditazione. A trentadue anni vide morire il maestro e, sepoltolo, donò ai poveri tutti gli averi, lasciatigli dal padre, e la casa paterna. Continuò nel frattempo il suo eremitaggio, durante il quale veniva visitato dai concittadini, ai quali dava conforto e per i quali dedicava a Dio la sua vita spirituale.

Una leggenda devozionale narra che un giorno gli apparve in visione il maestro defunto invitandolo a recarsi nei posti in cui si veneravano le reliquie dei santi, in particolar modo a Roma alle tombe di Pietro e Paolo.

Dato l’addio a parenti e amici, partì col bordone da pellegrino.

Lungo il tragitto verso Roma si fermò a visitare i santuari più celebri, vivendo di elemosina, accompagnato da tre giovani, probabilmente orfani.

Una tradizione relativamente tarda, non presente nella Vita antica, colloca qui il presunto ingresso di San Miro nel Terz’Ordine Francescano, elemento chiaramente in contrasto con la sua tipologia di santità, come notato da medievisti come André Vauchez. Già gli Acta Sanctorum nel Settecento rifiutano con decisione questa improbabile ipotesi, dichiarando: Gratis dicitur a Tertio Ordine Sancti Francisci (= Infondatamente lo si dice appartenente al Terz’Ordine di san Francesco)[1]. Bisogna tuttavia ricordare che tanto l’eremo di San Miro quanto la chiesa a lui dedicata nel paese di Canzo vennero quasi subito popolate da una comunità di francescani, fatto questo che può aver facilitato l’identificazione del santo eremita con un tipo di consacrazione più conosciuto.

Il viaggio durò un anno. A Roma Miro si recò alle catacombe dei martiri e venerò le tombe di san Pietro e san Paolo. Venuto a sapere che sui monti vicini viveva Brigido da Colonna, si recò da lui. Incontratisi, Brigido lo invitò a restare e vivere con lui in penitenza, preghiera e nell’amor di Dio.

Padre Don Primo Luigi Tatti, dei Chierici regolari di Somasca, nei suoi Annali sacri della Città di Como (1734), osserva che la datazione della Vita al Quattrocento è impossibile, data la comprovata ricognizione delle ossa del santo a metà di quel secolo. Diversamente dal suo discepolo, padre Giuseppe Maria Stampa che, più fantasiosamente, identifica Brigido da Colonna nientemeno che con Santa Brigida di Svezia e colloca la vita del santo nel Trecento (datazione che ha avuto un certo successo devozionale anche grazie alla “francescanizzazione” postuma del personaggio), Padre Tatti, più prudentemente, colloca la vita del santo nel Duecento, secolo che anche agli occhi degli studiosi moderni è più verosimile per la tipologia di santità (eremiti erranti o selvaggi). Egli vede invece in “Brigido da Colonna eremita” un errore nel ricordo del nome da parte dell’anonimo scrittore della Vita o della tradizione orale, e ritiene probabile che si tratti invece di Egidio Colonna, non eremita ma eremitano, cioè appartenente all’Ordine di Sant’Agostino, probabilmente alloggiato temporaneamente in uno dei conventi di quell’Ordine poco fuori Roma[3]. Bisogna inoltre ricordare che anche i Padri Bollandisti propendevano per una datazione piuttosto antica di San Miro.

La grotta di san Miro. Canzo.
Sempre secondo la sua leggenda, una notte, durante la preghiera, apparve a Brigido un angelo dicendogli di riferire a Miro che il volere di Dio era che tornasse alla terra natale, facendo a ritroso lo stesso percorso. Miro partì subito.

Discese la montagna, rivide Roma e tre fanciulli che l’avevano accompagnato, fu benedetto dal papa, quindi partì.

Dopo lungo cammino raggiunse San Giorgio di Lomellina. Qui, ospitato da un agricoltore, trovò una cittadina afflitta dalla lunga siccità. Miro, mosso a compassione, li fece digiunare e pregare con lui per ottenere la pioggia. Nella notte della seconda giornata gli sarebbe apparso Gesù con una grande croce che, mostrandogli le piaghe gli avrebbe detto che le sue preghiere erano state esaudite e che quindi avrebbe mandato abbondante pioggia. La domenica seguente venne un’abbondante pioggia che durò per cinque giorni. Lasciata San Giorgio e, rifiutata la veste che gli abitanti avrebbero voluto donargli, tornò a Canzo.

Ritornò ignoto e visse tale. Si tenne occulto, vivendo prima nella casa del curato e poi in una grotta di un monte vicino, luogo in cui sorge oggi l’Oratorio di San Miro, ed ove secondo la tradizione fece nascere una sorgente, l’acqua di san Miro. Pur vivendo in solitudine di tanto in tanto si recava in paese a compiere opere di bontà.

n una nuova visione Miro avrebbe avuto il comando da Dio di lasciare per sempre la terra natale: una notte gli apparve la Madonna col Bambino a compiacersi del suo servizio di Dio, rivelandogli la sua prossima e dolorosa morte e che le sue spoglie sarebbero state conservate sul confine del Lago di Como.

Prima della partenza si fece riconoscere dai suoi concittadini. Radunatili, parlò loro dell’apparizione a cui aveva assistito e chiese quale grazia volessero che lui ottenesse presso Dio per loro. Gli astanti ammutolirono. Solo un bambino, in braccio alla madre gridò: «Acqua, acqua, acqua». Miro annuì e partì.

Attraverso i monti lariani arrivò ad Onno, sulla riva del Lago di Como e si apprestò ad attraversare il lago. Chiese ad un barcaiolo, che si dirigeva a Mandello del Lario, di portarlo. Il barcaiolo, vedendo l’umiltà delle vesti di Miro, si rifiutò e cominciò ad attraversare. Secondo alcune memorie scritte successivamente alla morte, si sarebbe tolto il vestito e, postolo sull’acqua, vi sarebbe salito sopra raggiungendo la barca. Stupefatto e pentito, il barcaiolo lo invitò a salire. Miro rifiutato l’invito, grazie alla spinta favorevole del vento avrebbe raggiunto molto prima del barcaiolo l’altra riva.

Miro passò poi per Olcio, Lierna, Varenna, Bellano, Dervio e raggiunse Sorico dove fu preso da strazianti dolori. Ricordò la rivelazione di Maria e capì che quello era il posto dove sarebbe morto. Stabilì la sua dimora in un antro, detto poi “Grotta di san Miro” (qui sorge oggi la chiesa di San Michele Arcangelo)

I dolori, sempre più forti, lo portarono alla morte. Padre Giuseppe Maria Stampa, autore nel Settecento degli Atti del beato Miro per conto della Diocesi di Como, ipotizza, con criteri ben poco rigorosi[4], che Miro sia morto a circa 45 anni, motivo per cui, ad esempio, nel 1981 fu celebrato a Canzo e a Sorico un solenne centenario. Tuttavia è possibile che Miro abbia raggiunto un’età più avanzata (65 anni?), data l’abitudine nelle raffigurazioni più antiche a rappresentarlo abbastanza anziano.

A seguito della sua morte venne eseguita un’arca in cui fu posta la salma.

Nel frattempo nasceva una disputa tra gli abitanti nei pressi di Santo Stefano e quelli nei pressi di San Michele su chi dovesse conservare l’arca. Si narra che la disputa fu risolta osservando i corvi che svolazzavano di continuo a San Michele, trasportando trucioli dell’arca, ciò venne interpretato come un segno della volontà divina a favore di San Michele.

La salma oggi si trova sotto l’altare maggiore della chiesa di San Michele a Sorico, oggi detta chiesa di San Miro; mentre alcune reliquie sono conservate nella Cappella delle Reliquie della Chiesa Parrocchiale di Canzo.

Fonte: Wikipedia

CATEGORIES
TAGS
Se hai bisogno informazioni o vuoi proporre una storia da pubblicare puoi farlo da qui.