L’ANGOLO DELLA LIBRERIA TORRIANI – Consigli per piccoli editori

L’ANGOLO DELLA LIBRERIA TORRIANI – Consigli per piccoli editori

LIBRERIA TORRIANI – CANZO (VIA BRUSA 6/8) – Tel. 031 67 02 64 – Mail libreria.torriani@gmail.com

In Italia ci sono oggi oltre 4 mila e 900 case editrici (dati Aie – Associazione Italiana Editori).

È un numero sicuramente esorbitante per un Paese nel quale gli indici di lettura sono trasversalmente bassi, in cui il 38,1% dei ceti dirigenti e professionali non legge mai un libro e in cui il 32,3% dei laureati non legge nessun libro nel tempo libero.

In questo contesto per una piccola casa editrice è sicuramente difficile avere successo, o quantomeno stare a galla, ma non è impossibile.

Come fare? Come muoversi per evitare errori e per riuscire a ritagliarsi un proprio pubblico di lettori affezionati? L’osservazione dei comportamenti dei lettori in libreria ci permette di dare alcuni consigli ai piccoli editori o aspiranti tali:

1) CONCENTRARSI SUL TERRITORIO

Pubblicare libri su personaggi e tematiche “universali”, per esempio su Van Gogh, sulla Seconda guerra mondiale, sulla cucina italiana o sulla filosofia medievale è un suicidio per il piccolo editore, perché lo porta a competere con i cataloghi delle grandi case editrici come Einaudi, Mondadori, Rizzoli, il Mulino, Laterza, e via dicendo.

È molto più sensato – sotto tutti i punti di vista – scegliere argomenti e contenuti legati al proprio territorio, toccando eventualmente la grande Storia ma sempre da un punto di vista ben preciso (per esempio “La seconda guerra mondiale in Brianza”, “Il Romanico nel Triangolo Lariano”, “La cucina del lago di Como”, e simili).

Collocarsi in maniera chiara in un territorio e in una tradizione è l’unico modo per evitare di perdersi nelle centinaia di migliaia di titoli in commercio in Italia. Ed è l’unico modo per trovare una propria identità e una propria unicità nell’oceano sterminato dell’editoria italiana (Mondadori o Feltrinelli non pubblicheranno mai una “Storia di Canzo” o un libro di “Ricette della Brianza”).

2) PUBBLICARE SAGGISTICA, EVITARE I ROMANZI

Raramente un piccolo editore resiste alla “tentazione” di pubblicare dei romanzi, nonostante sia un’operazione assolutamente insensata. I romanzi per il piccolo editore andrebbero evitati come la peste, perché la concorrenza è ai massimi livelli.

Perché un lettore dovrebbe acquistare – anziché un romanzo di Einaudi, Sellerio, Bompiani, Guanda o Feltrinelli, … – un testo di narrativa di un autore ignoto e di una casa editrice locale?

Perché dovrebbe farlo? E infatti non lo fa nessuno, tranne amici e parenti dell’autore, che però non sono evidentemente sufficienti per avere volumi di vendita adeguati. Un saggio è invece un tipo di libro che può sicuramente (tenendo conto anche del punto 1, cioè l’ambientazione locale) ritagliarsi un proprio spazio.

Se sono interessato alla storia del Segrino, per approndirla devo comprare il documentatissimo libro “Il lago Segrino” di Maria Orsola Castelnuovo (pubblicato da un piccolo editore – Edizioni Stilnovo), non ho altri titoli tra cui scegliere, e sicuramente in Rizzoli o in Longanesi non poubblicheranno mai un libro su questo argomento. E un romanzo con ambientazione locale?

Non funziona e non funzionerà mai come il saggio di storia locale, anche se è ambientato localmente è difficile da vendere, perché i romanzi in commercio sono troppi, perché il lettore forte di romanzi si rivolge alle case editrici importanti, che conosce e di cui si fida, e perché ci sono già tanti romanzi (non saggi!) ambientati in Brianza e sul lago di Como e pubblicati da grandi case editrici italiane e internazionali (anche Jeffery Deaver ha ambientato di recente un suo racconto a Bellagio…).

3) CHIAREZZA IN COPERTINA!

Non facciamo esempi reali per non offendere nessun editore locale, ma troppo spesso vengono pubblicati dei libri sulla storia del territorio che non sono percebili in maniera chiara – guardandoli – come testi saggistici di storia locale. Innanzitutto il saggio deve avere un titolo da saggio e non da romanzo.

A meno che l’editore sia Adelphi (che può permettersi di pubblicare un saggio di storia dell’arte intitolato “Una panchina a Manhattan” o un libro di storia della matematica intitolato “Un genio nello scantinato”, senza sottotitoli in copertina”), a parte Adelphi – dicevamo – deve essere ben chiaro fin dalla copertina che il libro è un saggio e non un romanzo, altrimenti chi è interessato ai saggi non lo apre nemmeno. In secondo luogo deve essere evidente in copertina che si parla di storia locale, per cui se si parla – per esempio – del Segrino, deve esserci la parola “Segrino” nel titolo, se si parla di “Bellagio” deve essere presente la parola “Bellagio” nel titolo, se si parla di “Canzo” la parola “Canzo” deve essere presente in copertina, e via dicendo.

4) “ROMPERE LE SCATOLE” AI LIBRAI

Il piccole editore o non è distribuito a livello nazionale o – se anche è distribuito in tutta Italia – totalizza comunque la gran parte delle vendite nella propria zona.

Di libri ce ne sono tanti, e i librai ricevono continuamente proposte e non hanno il tempo per attivarsi in prima persona alla ricerca di ogni piccola nuova uscita, magari andando direttamente in macchina nel magazzino del micro-editore a prendere un solo titolo.

Il piccolo editore deve darsi da fare, deve “rompere le scatole” a tutti i librai della zona, andare personalmente a proporre e a consegnare le novità nelle librerie, suggerire presentazioni di libri, ed essere sempre presente – capillarmente – sul territorio.

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