ERBA: Luisa Carolina Valsecchi presenta “Storia di un antico oratorio campestre”

ERBA: Luisa Carolina Valsecchi presenta “Storia di un antico oratorio campestre”

Il giorno 7 dicembre 2019, presso la sala Mostre della Biblioteca comunale di Erba sarà presentato il volume narrante la “Storia di un antico oratorio campestre – A mane Sancti Ambrosii de Carbaniate”, edito da Bellavite e già anticipato alla Prima di venerdì 27 settembre presso la protagonista, in altre parole la chiesa dedicata a Sant’Ambrogio in frazione Garbagnate Rota a Bosisio Parini.

Il libro tratta la storia di questo antico edificio di culto, svelando alcune notizie fino a oggi rimaste inedite.
L’architetto Luisa Valsecchi di Erba, autrice del libro, ha qui raccolto il frutto di un’elaborata ricerca e attento studio, nati dall’esigenza di un restauro pittorico, terminato nel 2018, su affreschi del 1400 e 1500.

La collaborazione e la sinergia con la Parrocchia di Garbagnate Rota, con l’Amministrazione comunale di Bosisio Parini e con la famiglia Frattini hanno permesso di rendere concreto il progetto editoriale proponendo un volume a colori di oltre 200 pagine.

“La comunità di Bosisio e di Garbagnate s’identifica in questo luogo tanto caro ai parrocchiani che lo vivono e lo frequentano, soprattutto nella bella stagione. Molto amato dai giovani sposi che lo prediligono per celebrare il loro matrimonio religioso.

Si tratta del primo edificio di culto cristiano nel territorio Bosisiese, dove si battezzavano e si seppellivano i fedeli.

Una concessione davvero straordinaria!

Nel libro sono contenute storie e notizie mai svelate, straordinarie, curiose e peculiari.
Sono incastonate vicende di vita quotidiana e personaggi dimenticati, eppure attualissimi.

Questa ricerca, a volte appassionante e commuovente, ci ha permesso di scoprire come i nostri territori si sono trasformati dall’ultima glaciazione per arrivare sino a oggi, proponendosi come un grande giardino naturale.

La chiesa di S. Ambrogio è rimasta al centro di tutto ciò per un lungo periodo; la prima data certa risale al 1206. Ha ospitato personaggi illustri come San Carlo e il cardinal Federico Borromeo. Nell’Ottocento è stata un lazzaretto per curare i malati di colera e a metà Novecento si è trasformata in un campo da gioco per i ragazzi dell’oratorio.

L’utilizzo di questo luogo è universale, un forziere di fede e di storia. Qui è custodita l’essenza dei nostri antenati, quindi sono necessari programmi di assoluta tutela e valorizzazione.
Ogni progetto di restauro richiede un’attenta conoscenza del bene, per procedere con sicurezza e azioni scientifiche. Il restauratore non può che mettere in luce quello che già esiste. Com’è successo per gli interventi conservativi del 2018 sugli antichi affreschi, posti in simbiosi con opere più recenti, lì presenti.

Certo, anche in questa chiesa troviamo una serie di stratificazioni che nel tempo hanno resistito grazie alla comunità locale che qui si riconosce. Assieme al restauro tecnico troviamo quindi il restauro culturale, fatto di momenti in cui si racconta e si tramanda la storia.

Abbiamo la fortuna di vivere in un tessuto intriso di cultura che offre un valore aggiunto alla nostra quotidianità, senza paragone.
Il nostro dovere è conservare questi tesori per il trasferimento alle future generazioni. Questo libro è un buon punto di partenza e ringrazio tutte le persone e istituzioni che hanno partecipato e contribuito.”

Sabato 7 dicembre, interverranno altri relatori per accompagnare l’architetto Valsecchi durante la presentazione.

In particolare ascolteremo il dottor Roberto Andreoni, medico e appassionato di storia locale che ha curato una quarantina di pagine all’interno del volume. La sua sarà una riflessione per richiamare l’attenzione degli spettatori su ciò che la chiesa ha saputo fino a oggi regalare.

Seguirà il Dottor Alex Valota, dell’archivio diocesano di Milano, per spiegare le diverse fonti archivistiche che raccontano della vita ecclesiastica della Pieve d’Incino, custodite presso l’istituto. Le ricerche in archivio sono paragonabili a quelle di uno scavo archeologico.

Ecco che l’archeologo Paolo Corti mostrerà una porzione di tegola ritrovata vicino alla porta laterale di S. Ambrogio, durante gli ultimi lavori di risanamento: si tratta di un reperto di età romana/medievale che apre il dibattito sulle origini della chiesa.

La chiusura degli interventi sarà affidata alla flautista Teresa Sormani che eseguirà alcuni brani tratti da Watermusic di Handel e brani tratti da Grandes Solos for flute di Robin De Smet.

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