ERBA: My name is Severgnini, Tommy Severgnini

ERBA: My name is Severgnini, Tommy Severgnini

Oggi siamo in compagnia di un personaggio moto stimato Tommaso Severgnini, attore, cantante, musicista e professore.
Amato dai suoi maestri ma anche dai suoi allievi, il buon Tommaso si racconta alla nostra inviata Sabrina Oriani.

Avevo 6 anni, erano passati pochi mesi dal mio trionfale esordio nel mondo dell’educazione primaria presso la scuola elementare di Brusuglio (frazione di Cormano, periferia nord di Milano), quando i miei genitori furono convocati a scuola per discutere dei miei problemi comportamentali.
Avevo rifilato un pugno sul naso a un compagno, dato della scema alla maestra per averci assegnato un quantitativo esagerato di quadratini da colorare (senza uscire dagli spazi! Ridicolo!) e credo avessi sbirciato sotto la gonna di più di una mia compagna di classe.
La proposta della maestra fu di trovare un modo per convogliare la mia energia, ritenuta eccessiva, in un’attività extrascolastica: “perché non la musica”?
D’altra parte tra le prime parole che ho pronunciato si annoverano: papà, mamma, Simone, palla, let it be, penny lane, hey Jude, and I love her, obladi-oblada (quest’ultima probabilmente un residuo della fase di lallazione).


E così i miei genitori mi esposero la questione e mi proposero di scegliere uno strumento tra chitarra, pianoforte e batteria.
La chitarra già la suonava mio fratello Simone, la batteria non mi affascinava particolarmente; rimaneva solo il piano. E piano fu.
Iniziai a prendere lezioni di pianoforte e “teoria e solfeggio” (quanto l’ho odiato al tempo, quanto lo rimpiango ora!); nel giro di pochi mesi ero in grado di suonare qualche breve, semplice e melenso brano a due mani.
A scuola avevamo una piccola tastiera su cui chiedevo il permesso di suonare durante l’intervallo; aveva l’effetto immediato di richiamare tutte le bambine della classe attorno a me.
Questa storia della musica era proprio una figata.
Quando avevo 8 anni ci trasferimmo nell’alta Brianza, a Erba. Scelta dei miei genitori. Volevano probabilmente farci crescere in una casa più grande e più vicini alla natura.
Forse solo più lontani dalla periferia di Milano.


Nei successivi 3 anni i miei progressi furono costanti ma più lenti di quanto non sarebbero potuti essere.
Finii le scuole elementari che me la cavavo, ma mancava qualcosa.
Le scuole medie di Erba erano note per la loro sezione musicale. Feci il test di ammissione, venni preso e iniziai un percorso che prevedeva lo studio di pianoforte, di nuovo “teoria e solfeggio” e musica d’insieme.
Essere in una classe in cui tutti suonano uno strumento non ti dà esattamente l’occasione per poter brillare, la mia parte narcisistica ed egocentrica chiedeva a gran voce qualcosa di nuovo.
Negli anni precedenti avevo studiato musica presso una scuola, Musica Vera, che offriva anche corsi per band, riunendo i singoli studenti di strumento pressappoco coetanei.
Durante il secondo anno di medie mi unii come tastierista a una formazione che già comprendeva tre miei compagni di scuola (Francesco Badi, Andrea Cattaneo e Elia Calvi).
Ci chiamavamo Anonimi. Suonavamo i brani che il nostro insegnante ci faceva preparare: It’s My Life di Bon Jovi, Smells Like Teen Spirit dei Nirvana, Apache degli Shadows, La Balera di Davide Van De Sfroos… Una delle più improbabili accozzaglie musicali di sempre; ma avevamo 12 anni e ci divertivamo. Eccome se ci divertivamo.


Poco dopo essere entrato nel gruppo divenne chiaro che c’era un problema: mancava un cantante.
La mia condizione di ultimo arrivato mi metteva automaticamente in prima posizione nella lista d’attesa per prendersi l’onere.
Quella era l’occasione. La colsi e fu una delle decisioni più sagge della mia vita. Il primo concerto, al bar Rugula di Erba, dev’essere stato nel 2002. Avevamo tra gli 11 e i 12 anni, pazzesco ripensarci.
Da lì, dopo qualche innesto e qualche dipartita, qualche cambio di nome decisamente provvidenziale (dopo “Anonimi” il nostro nome divenne “Skaloppine Impanate”, successivamente cambiato per il più sobrio “Dalton Ska“) nacquero gli Another Story, la prima band con cui iniziò la mia avventura nel mondo della scrittura e della composizione musicale, ma soprattutto del legame tra amicizia e musica.
Con gli Another Story (Stefano Acuto alla chitarra, Francesco Anghileri al basso, Francesco Badi alla chitarra, Gabriele Giussani alla batteria e Nicolò Moschera alle tastiere) il percorso sarebbe continuato, tra centinaia di concerti e alcuni EP, fino alla realizzazione nel 2017 dell’album di inediti Relate, prodotto, registrato e mixato presso gli studi Aemme Records di Salvatore Addeo e disponibile sui principali store e servizi di streaming musicali online.
Da lì in poi le vite lavorative e familiari hanno lasciato poco spazio ai live, ma siamo in procinto di rilasciare un singolo con video che siamo sicuri piacerà ai nostri fan sul territorio.
Il mio percorso di studi dopo le medie si è sempre allontanato dalla scia della formazione musicale, portandomi a scegliere prima il liceo scientifico G. Galilei di Erba e poi la facoltà di Scienze della Mediazione Interlinguistica e Interculturale all’Università dell’Insubria di Como.


Gli anni del liceo e il primo periodo di università hanno visto un proliferare dell’attività live con gli Another Story, l’inizio dei miei studi di canto con le insegnanti Alessandra Zapparoli e Sara Cappelletti e la mia partecipazione ai musical Peter Pan e il Re Leone organizzati dalla Casa della Gioventù di Erba.
Proprio grazie alla mia interpretazione del ragazzo che non vuole crescere mai venni contattato dalla casa di produzione di alcuni show di Disney Channel Italia.
Per un paio d’anni ebbi la possibilità di recitare come personaggio secondario e comparsa per “Quelli dell’Intervallo Cafè” e “Fiore e Tinelli”.
Era una possibilità eccitante e un buon modo per tirare su i soldi per le vacanze, accostandolo al lavoro da cameriere che avrei portato avanti per altri 6 anni.
Durante gli anni universitari, nel 2011, nacque la seconda formazione musicale che sarebbe resistita fino ad oggi: L’Orchestrina delle Ore, progetto di salvaguardia del cantautorato italiano voluto da mio fratello Simone, presidente della residenza artistica il Giardino delle Ore, per le cui produzioni avrei iniziato a comporre le colonne sonore (Miss Parkinson, Amleto e Cane Sugar) e presso cui ho studiato teatro con alcuni tra i migliori attori del milanese, percorso che porto tutt’ora avanti. Quest’anno, in veste di musicista, debutterò al Teatro Libero di Milano con la nuova produzione del Giardino delle Ore: Piero L’italianó, monologo/concerto sul cantautore livornese Piero Ciampi.
Proprio con L’Orchestrina delle Ore pochi anni dopo avrei iniziato a gettarmi sul sassofono e su un conseguente e frenetico polistrumentismo che mi porta ora ad avere più di 30 strumenti in casa. Anche con questa formazione le occasioni di esibirsi live non sono mai mancate, facendoci inanellare oltre 400 date su moltissimi palchi e contribuendo ad aumentare la mia consapevolezza vocale e strumentale.


Nel 2013, dopo anni di studio e gavetta, iniziai a insegnare canto, prima presso i.music di Inverigo e poi presso il Giardino delle Ore.
Poco dopo la mia laurea, nel 2015, venni contattato per il mio primo lavoro “vero”. Mi proposero di iniziare ad insegnare inglese e laboratorio espressivo presso il CFP Enfapi Briantea di Erba. Avrei mantenuto la docenza di inglese per 3 anni, per poi mantenere solo quella di Laboratorio Espressivo per potermi dedicare più attivamente alla musica.
Tra il 2017 e il 2018 ben 4 nuove formazioni hanno deciso di annoverarmi tra le loro fila: Out of the Edge, band progressive con cui è stato registrato un album: Birth, disponibile per l’ascolto in streaming, e con cui a breve presenteremo il prossimo lavoro: Shadows; Tommy and Botti Acoustic Duo, progetto di cover nato dalla volontà mia e di un amico di avere una formazione poco numerosa ma più eclettica possibile, con cui mi cimento nel suonare una decina di strumenti diversi ad ogni concerto accompagnato dalle chitarre e dalla voce di Davide Botti; Gruppo Palude, band di inediti progressive in italiano con cui l’uscita del primo album è alle porte e con cui ho scritto probabilmente i testi di cui sono ad ora più fiero (non vedo l’ora che possiate sentirli!); The Sticky Fingers, band tributo ai Rolling Stones in cui suono sassofono, percussioni e tastiere e sono corista.
Proprio con quest’ultima formazione in quest’ultimo anno ho avuto la possibilità di suonare in tutta Italia (tappe in Piemonte, Veneto, Friuli, Emilia e Marche) e fuori dalla stessa (alcuni festival nei Paesi Bassi e al Moto GP di Austria). Nell’ultimo anno ho anche aperto un canale YouTube, chiamato Major7even, in cui mi diverto a comporre canzoni su temi più o meno assurdi, scrivere sceneggiature per alcuni sketch, filmarmi, montare tutto e caricare i miei video per renderli disponibili al grande pubblico; tutto esclusivamente in inglese!

Potrei parlare nel dettaglio di ciascuno di questi progetti, ma mi fermo qui, sperando di farvi venire la voglia di passare ad uno dei prossimi concerti e fare una chiacchierata assieme con una birra in mano a fine serata.

Le prossime date sono:
8 Novembre – Out of the Edge live @ Teatro Collegio Gallio, Como
9 Novembre – The Sticky Fingers live @ Mattorosso, Montebelluna (TV)
16 Novembre – The Sticky fingers live @ Blueshouse, Milano
23 Novembre – The Sticky Fingers live @ Druso, Ranica (BG)
28, 29, 30 Novembre e 1 Dicembre – Piero L’italianó @ Teatro Libero, Milano
13 Dicembre – Gruppo Palude live @ Centrale Rock Pub, Erba (CO)
26 Dicembre – L’Orchestrina delle Ore live @ Birreria Majnoni, Erba (CO)

 

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