I COMANDAMENTI DEL PERSONAL TRAINER: ATTIVITA’ FISICA E MORBO DI PARKINSON

I COMANDAMENTI DEL PERSONAL TRAINER: ATTIVITA’ FISICA E MORBO DI PARKINSON

Ciao tutti 

Nell’appuntamento di oggi vorrei parlarvi di un argomento che un pochino mi sta a cuore, è stato anche il fulcro della mia tesi di laurea, e poi volevo spezzare la routine dai soliti argomenti.

Per capire il concetto che ho cercato di esprimere nella tesi, dobbiamo partire dal principio, diamo una definizione al Parkinson: è una malattia neurodegenerativa a evoluzione lenta-progressiva che interessa alcune funzioni come il controllo dei movimenti e dell’equilibrio (http://www.parkinson.it/morbo di parkinson.html).

Scusate il linguaggio tecnico ma, è una definizione scientifica e non può essere espressa in altro modo.

Inoltriamoci sempre di più nel discorso: la malattia va a colpire i nuclei della base, aree del cervello che servono a regolare i movimenti volontari. Normalmente i nuclei contengono una parte importante, chiamata Substantia nigra, costituita da neuroni che producono dopamina, la quale è fondamentale per regolare gli effetti eccitatori dell’acetilcolina (sostanza che serve per trasmettere i segnali motori). 

Una degenerazione dei neuroni che producono dopamina porta a quella che è la malattia di Parkinson, perché quest’ultime calano la produzione di tale sostanza.

Quando facciamo attività fisica avviene la produzione di dopamina, appunto perché dobbiamo controllare i movimenti, ed ecco perché l’esercizio fisico è coadiuvante per chi ha il Parkinson. 

Vi sembrerà strano o addirittura impossibile, ma gli allenamenti consigliati a questi pazienti sono quelli di endurance, HIIT, tango terapia oppure allenamenti per incrementare la forza.

Adesso introduco un argomento che vi farà scattare la lampadina, le conosciamo perché se ne parla spesso: le cellule staminali. In questo campo si ci sono stati molti studi e l’idea di base è che le cellule danneggiate o morenti potrebbero essere sostituite con cellule sane in grado di ripristinare le funzioni originarie, nella speranza che possano guarire il paziente, rallentare la malattia o quantomeno ridurre la dipendenza dai farmaci. Le cellule staminali sono cellule che potenzialmente possono trasformarsi in qualsiasi altra tipologia di cellula. Se opportunamente istruite potrebbero assolvere al compito di riparare i circuiti motori.

Lo studio pilota è partito con 5 pazienti, e dai risultati è emerso che più della metà dei pazienti in base alle loro caratteristiche cliniche presentavano cellule staminali mesenchimali poco vitali, anch’esse affette dalla malattia degenerativa di base.

Nei pazienti trattati però, è stata osservata una stabilizzazione della malattia per un anno, un risultato favorevole in un tipo di parkinsonismo che si sviluppa rapidamente e che normalmente peggiora in 6 mesi (https://www.parkinson.it/cellule-staminali.html).

Infine la mia domanda è questa: se con l’attività fisica noi produciamo dopamina, ciò significa che le nostre cellule sane sanno fare il loro “dovere”, quindi, per istruire le nuove cellule staminali a produrre dopamina non potremmo farlo attraverso degli allenamenti mirati? Ad esempio attività in cui il controllo motorio è fondamentale, come nell’allenamento di forza tipo powerlifting o weightlifting. E se poi le cellule staminali derivassero da uno sportivo? Magari sarebbero più propense alla produzione di tale sostanza, in quanto più “allenate”.

Credo che manchi solo un piccolo pezzo per chiudere il cerchio e trovare la cura o per lo meno rendere la vita più vivibile e normale a queste persone.

Buon week end
Dimitri

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