I RACCONTI DEL FILOCCA – DETERMINISMO: la filosofia brianzola degli anni 70/80

I RACCONTI DEL FILOCCA – DETERMINISMO: la filosofia brianzola degli anni 70/80

11°DETERMINISMO: la filosofia brianzola degli anni 70)80

Il brianzolo degli anni settanta/ottanta era spesso un determinista, cioè accettava rassegnato l’ineluttabilità del destino: < ‘de fac?> diceva a commento di avvenienti ineludibili, la crasi di <’sa gh’hem de fac?>, “cosa possiamo farci?”. Per lui avvenimenti ineludibili erano una vita fatta di sacrificio, l’arricchimento dei soliti furbi, le ruberie <de qui che cumanden>.

Sugli eventi della vita ogni persona la vedeva a modo suo, con atteggiamenti del tutto personali, ognuno diverso dall’altro; il brianzolo commentava la diversità congenita di opinioni: <cent cu cent crapp, cent cü dusent ciapp>. Difficile tradurre tanta saggezza: la versione letterale era che “cento capi sono cento teste, cento culi invece sono duecento chiappe”, eventi conseguenziali che rispondevano a logiche ineluttabili.

Tanta incontrastabile conseguenzialità era sancita da un altro diffuso assioma: <lapis mucc fa spegasc, sass sü cu fa gibul>, cioè “una matita smussata non può che fare scarabocchi, come è altrettanto vero che un sasso sulla testa produce sempre un bitorzolo, una gibbosità”.

Il suo atteggiamento deterministico, associato ad una dose di ironia non infrequente, lo portava addirittura a fare previsioni metereologiche ispirate da una nube che nascondeva la cima della montagna: <quant ul Grignun al ga sü ul capell, u ch’el piÖf u ch’el fa bell>, cioè se sulla cima del Grignone c’è una nube a cappello o piove o fa bello.

Altrettanto conseguenzialmente cambiava la vita del bellimbusto che sposava una donna ricca: “L’ha tacà sü ul capell” era la frase intraducibile: letteralmente significava che “ha appeso il cappello al chiodo”, cioè si è inserito nella nuova facoltosa famiglia senza più lavorare e godendone i frutti.

Bisognava poi guardarsi da una donna che piange, perché non c’è da fidarsi: <Donna che pianc, caval che süda, òmm che spergiüra, poc temp el düra>

Oggi il brianzolo anni settanta direbbe: <i Sardinn: a l’è mei che stìen in ca a versac ul vin!>, o anche <i Sardinn a in incazzà? A l’è mei che stien in ca a fa de mangià> (le Sardine sono arrabbiate? Sarebbe meglio che stiano in casa a cucinare).

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