I RACCONTI DEL FILOCCA: Eupilia – la donna bella

I RACCONTI DEL FILOCCA: Eupilia – la donna bella

E’ un periodo tremendo per la vita, ma magnifico per produrre testi poetici. Per distrarvi dalle angustie di questi giorni bui sto pubblicando, nella mia rubrica domenicale, tredici raccontini di donne che hanno colorato la mia vita: tredici trasparenze, tredici donne che cominciano con la “E” meno una.

Costituiranno capitoli del libro:

LE DONNE TRASPARENTI

La seconda è:

2 – EUPILIA LA DONNA BELLA

Eupilia dagli occhi viola è pure trasparente ed è troppo bella per non farti soffrire. Vive a Eupilene, la città turrita dove tutto incomincia con la “e”: l’eloquenza dei venditori di poesie, l’elemosina che ti chiede il nero, l’emendamento quinto cui mi appello per non rivelare quanto soffrii; persino l’estrade incominciano per “e”.

Eupilia abita in via dell’Elogio, ma sbagli quando tessi lodi alla sua bellezza, perché lei sa di essere bella e ne approfitta. Quando la incontro mi guarda dall’alto in basso e dal basso verso l’alto: è alta infatti uno e ottanta, la mia stessa altezza. Per questo, solo per questo, quando ci incontriamo ci guardiamo negli occhi; io pensavo che mi guardasse negli occhi perché la interessavo.

Eupilia è interessata a farsi guardare negli occhi da tutti gli uomini, quelli più alti di lei – pochi in verità – e quelli più bassi: tutti la interessano perché li invita alla sua corte di luci spente, trasformandoli in cortigiani senza peso né speranza. Cosa se ne faccia rimane un mistero.

Sarà almeno un po’ felice? Lo sarà ancora fra vent’anni?

Quelli alti come lei, uno e ottanta, sono quelli che come me soffrono di più: sono affascinati dalle sue ametiste e sono attratti inesorabilmente dall’abisso che sta oltre: né mi accorgevo allora che il fascinoso mistero di quell’oltre era il Nulla.

Eupilia scendeva ancheggiando dalla luna sulla scala di gocce d’argento che luna sfavilla. Della stessa luce riluceva il suo bel piede, il destro che sembrava non toccar suolo: l’altro era troppo sinistro ed era questo, solo questo, che di lei non mi piaceva. Mi guardava sorridente senza vedermi ed io, gaglioffo, pensavo che almeno mi stimasse molto, perché questo è quello che diceva; né sapevo allora che di stima son fatti i mattoncini dell’inviolabil città turrita.

Il suo è un famoso profumo di Ermani. Lo stende sulla corte di uomini incantati, con lo stesso flessuoso gesto del pescivendolo che tiene in fresco il pesce con l’acqua nebulizzata.

La città di Eupilene l’ha progettata lei: non ci sono angoli, ma solo estrade parallele che, si dice, non si incontrano mai. L’ho incontrata proprio lì, ad un angolo e mi ha affascinato subito: non era però vero Emore, quello con la “E” maiuscola. Peccato.

Peccato di lussuria.

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