I RACCONTI DEL FILOCCA: Il cammeo di Piero della Francesca

I RACCONTI DEL FILOCCA: Il cammeo di Piero della Francesca

Tema: l’amore

2 Il cammeo di Piero della Francesca

Conosciamo meglio Marco.

Marco da sempre aveva convissuto con personaggi immaginari. Uno in particolare gli era stato sempre vicino, riempiva le sue attese, alimentava le sue aspettative, dava vita alle sue immaginazioni, era il protagonista dei suoi sogni: il Fantasma Femminile Senza Volto.

Era emerso misteriosamente dalle arcane brume delle sue percezioni di adolescente, un lontano giorno a Firenze.

«Avevo sedici anni o forse diciassette: allora tanti ragazzi erano ancora senza una donna, erano vergini; quasi tutte le ragazze della stessa età lo erano. Anche per questo sognavamo ed era molto bello.

Agli Uffizi ero rimasto colpito da un quadro di Piero della Francesca, in particolare da un volto di donna: pizzi di tulle bianco le incorniciavano il volto, occhi azzurri, uno sguardo intenso, misterioso, indecifrabile.

Ero uscito fuori alla luce di Piazza della Signoria e mi ero soffermato, come tutti i turisti, a guardare i ragazzi dell’Accademia delle Belle Arti che dipingevano: seduti lì fuori su seggiolini improvvisati, al sole d’autunno, copiavano da una fotografia, con una precisione ed un’abilità non comuni, alcuni capolavori che io avevo visto all’interno.

Mi avvicinai ad una ragazza bruttina, ma dallo sguardo vivido, che per quello sguardo mi aveva incuriosito: spiai protendendomi da dietro in punta di piedi sul cammeo che stava pitturando e provai l’emozione: stava dipingendo proprio quel volto di donna e lo faceva con una maestrìa eccezionale. Rimasi lì a lungo, discretamente, in silenzio per non disturbare la sua concentrazione.

Però lei si accorse.

Ti piace come sta venendo?

Sì, molto, moltissimo.

Ma se non l’ho ancora finito?

Vedo già che sarà stupendo.

La ragazza bruttina, avrà avuto due o tre anni più di me, si volse, mi guardò negli occhi e mi sorrise. Con quel sorriso sembrava persino bella.

Rimanemmo in silenzio e lei lo finì.

Lo vuoi?

Sì!

Ce li hai i soldi?

Quanto? – chiesi ed intanto facevo il conto di quello che mi era rimasto nel portafoglio.

Lei invece cambiò discorso.

È per la tua ragazza?

Sì – risposi, anche se la ragazza non ce l’avevo.

Non avevo detto una bugia perché la ragazza c’era: era un dolce tenero soave Fantasma Femminile che viveva nel mio cuore. Spesso la sera prima di addormentarmi pensavo: “come sarà la ragazza che sposerò?”. Cercavo di immaginarla: doveva essere bella (questo difetto nel valutare il genere femminile, so che è sbagliato, ma mi è sempre rimasto), doveva sorridere, doveva essere buona, seria, gli occhi intelligenti, intensi… sognanti.

Questo cammeo a lei l’avrei regalato quando l’avessi incontrata.

Sì, quanto costa? – avevo risposto e la ragazza bruttina, invece di dirmi il prezzo, si era girata di spalle e stava già incartando il cammeo.

La lasciavo fare ed intanto pensavo: “questa è furba, chissà quanto mi chiede, mi ha visto così indifeso, sa che lo comprerei a qualunque costo, anche a costo di tornare a Milano a piedi”.

Ma va là – non ricordo con precisione, ma la frase fu più o meno questa – ma va là che la ragazza non ce l’hai.

Ero arrossito e lei mi guardava divertita.

Quanto? – riuscii a farfugliare.

A te il cammeo lo regalo.

Fu un impulso: timido com’ero la baciai velocemente sulla guancia e fuggii via senza voltarmi. Sapevo che lei stava sorridendo mentre di corsa mi allontanavo felice ed emozionato stringendo nella mano il cammeo di Piero della Francesca.

In tasca i soldi per tornare col treno a Milano c’erano ancora tutti.»

(da ANCHE GLI UOMINI SOGNANO)

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