I RACCONTI DEL FILOCCA: La partenza della nave e la particella crudele “di”

I RACCONTI DEL FILOCCA: La partenza della nave e la particella crudele “di”

Solo in casa, ormai da troppo tempo, affiorano lontani momenti tristi che erano felici…Annie

La partenza della nave e la particella crudele “di”

L’ordine è stato dato, i portelli sono stati chiusi, gli ormeggi sono stati staccati ed i mozzi di bordo li stanno recuperando; la nave è lì in tutta la sua possente incombenza, libera da ogni legame, ferma.
C’è un momento in cui si percepisce che la nave sta per staccarsi dal molo; ancora non si è mossa, ancora non l’ha fatto, ma lo sta quasi facendo, poi …uno, due, cinque centimetri ed avviene lo stacco.

In quel momento, l’attimo dello stacco, percepii l’inesorabile crudeltà della partenza.
Solo cinque centimetri, un’inezia, ma la nave si è già staccata dal molo, più nessuno la può fermare e su di me cala la netta percezione dell’inesorabile lontananza. Guardo la fiancata imponente che mi sovrasta; la fiancata però si muove, si muove con crudele lentezza ed in quel moto lentissimo ma inesorabile sento tutta la drammaticità di quella partenza.
Entrambe sono fisicamente ancora lì a pochi metri; entrambe sono già lontane, in lidi sconosciuti, in mondi sconosciuti che si ergono oltre l’orizzonte marino, in terre sconosciute popolate da fantasmi ostili. Entrambe, la nave ed Annie.

La partenza: per un po’ la scena si era svolta come me l’ero immaginata. Io che arrivo trafelato all’ultimo momento sul molo, lei che mi vede per prima e mi chiama: “Mario!” ; lei mi corre incontro e mi abbraccia di slancio. Annie: tutte le sue reticenze, i suoi timori, le sue diffidenze in quel momento magico sono spazzate via con una spontaneità da bimba: un abbraccio breve ma stretto, intenso. Poi lei allontana la testa e mi guarda negli occhi, sorridendo libera da tutto, dimentica delle sue perenni angosce: una bimba contenta, forse per un attimo felice.

Io avevo immaginato la scena e lei me lo aveva detto:

– A te piacciono le scene teatrali, da film: il molo, la nave, l’incontro.

– Non è così: non è la scena teatrale che immagino e che desidero vivere. Mi piace pregustare l’attesa, i momenti in cui non sai cosa succederà, l’incertezza dell’incontro o della partenza, l’emozione che ti prende: sono sensazioni di tenerezza, istanti di felicità o anche momenti di dolce nostalgia. Sono emozioni che scendono in te e pervadono il tuo sentire. Io in quei momenti comunque godo: gusto quel dolce fiume di sensazioni che scendono nel mio animo; non importa se è gioia o tenue tristezza o malinconia, di essi si nutre il mio sentire: è rugiada sulla brace. Lo capisci?

Sì, Annie mi capiva, capiva tutto, anche le mie stranezze più particolari, quelle per cui risultavo a molti incomprensibile, incomprensibile quasi a tutti, non a lei. Anche lei era incomprensibile quasi a tutti, non a me.

Mentre guidavo l’auto verso il porto avevo immaginato quella partenza ed avevo provato ad elaborare nella mia mente quella scena, frasi toccanti, forse l’inizio di un nuovo romanzo:

“Quella goccia salata, scendendo, aveva riflesso un raggio di sole prima di cadere nelle acque che stavano fra la fiancata della nave ed il molo. Io ero rimasto a guardare i cerchi concentrici che si erano formati al suo impatto con la superficie dell’acqua: i cerchi si erano via via allontanati dal punto di caduta, ma presto avevano incocciato la fiancata della nave e si erano spezzati. Allora, solo allora, avevo alzato la testa e ne avevo visto la provenienza: dagli occhi di Annie, affacciata in alto sulle murate, ora stava staccandosi un’altra goccia salata. Avrei voluto buttarmi in avanti per prendere quella goccia prima che sparisse nelle acque e tenerla con me, conservarla gelosamente fra i miei più cari ricordi, i ricordi di quel giorno in cui era tornato ragazzo.”

– Te lo volevo dire: talvolta ieri sera mi è sembrato come se tu fossi ritornato ragazzo – Annie me l’ aveva proprio detta quella frase, appena l’avevo incontrata sul molo della partenza.

– Ma io sono un ragazzotto! – avevo scherzato, per mitigare con la mia abituale ironia la tenerezza toccante di quelle parole.

Poi l’avevo accompagnata su per la scala esterna fino al portellone d’ingresso alla nave; oltre il portellone lei era scomparsa, lasciandomi il ricordo di un ultimo spontaneo sorriso.

Allora era sceso, mi ero intrattenuto ancora un attimo a fianco della nave in partenza, poi:

” c’è un momento in cui…

c’è un momento in cui si percepisce lo stacco…”

Eccola la particella crudele, la particella “di” che talvolta si inserisce crudelmente nelle nostre vite:

Corressi:

” c’è un momento in cui si percepisce il distacco

e si fa improvvisamente buio

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