I RACCONTI DEL FILOCCA:  La Spirlingöra de Natal in Piaza de la Gesa

I RACCONTI DEL FILOCCA: La Spirlingöra de Natal in Piaza de la Gesa

6 LA SPIRLINGÖRA DE NATAL IN PIAZA DE LA GESA (Lo scivolo di Natale in piazza della Chiesa)

La neve veniva puntuale a fine dicembre e Natale era tutto bianco, per la gioia di noi ragazzi che potevamo fare la spirlingöra sul piazzale antistante la chiesa, che si prestava anche perché presentava il profilo a dorso di mulo.

Si correva in fila sulla neve e ci si lanciava a più riprese in scivolate collettive fino a quando si formava una striscia di ghiaccio: ed ecco che la spirlingÖra era creata per il nostro diuturno divertimento e si conservava per tanti giorni fin che il gelo teneva.

Tornato dalla scuola, dopo aver pranzato con la mamma, cercavo di finire velocemente i compiti per poter scendere presto in piazza.

Il più scatenato era ul Ninu, un ragazzo un po’ più piccolo di me, velocissimo, spericolato: cappeggiava spesso la fila dei ragazzi che correvano uno dietro l’altro e non l’ho mai visto cadere. Aveva conquistato sul campo i gradi di capo della spirlingöra e questo gli consentiva di dettare le regole del gioco. Per decidere l’ordine in cui dovevamo metterci in fila si avvaleva di uno di quei ritornelli ricorrenti coi quali si faceva la conta: “La gaina senza cü la va fin’al ventidü; vun, dü, tri, quater…” ( la gallina senza culo va fino al ventidue); stranamente dalla conta risultava sempre che ci fosse lui in testa alla fila di spericolati..

Era lui comunque che lanciava nell’aria rarefatta degli zero gradi i motti salaci che costituivano in quegli anni il patrimonio culturale della collettività: “Caga com’un’oca e pisa com’ un can, se te vÖret stà semper san.”

Il primo giorno le “guardie” (i vigili urbani) intervenivano poco convinti per vietare l’evento, considerato che la striscia di ghiaccio formata sul piazzale poteva creare pericolo ai passanti, specie alle donne che andavano in chiesa tutti i giorni per la prima messa, ancor prima dell’alba. Era però impossibile contrastare il cammino della storia: nei giorni successivi le guardie si voltavano dall’altra parte.

Ricordo il giorno in cui Giuvanin, un vigile giovane che ci guardava spesso con invidia, si fece convincere ad unirsi a noi per una scivolata, suscitando i nostri applausi: da quel giorno incominciammo a dargli del tu e divenne il nostro idolo, la personificazione dell’autorità a contatto col popolo e dal popolo amata.

Noi eravamo il popolo ed il popolo era noi.

Buon Natale !

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