I RACCONTI DEL FILOCCA: Quel sorriso.

I RACCONTI DEL FILOCCA: Quel sorriso.

Dimentichiamo per un attimo il dramma che stiamo vivendo e lasciamoci condurre da Marco

nel suo mondo immaginario, dove il mistero di un sorriso…

5 QUEL SORRISO

Può il sorriso di una donna incontrata la prima volta suscitare teneri interrogativi, sensazioni, emozioni, persino sogni?

Marco ne fu colpito.

<Vagola la mente cercando parole per tradurre l’emozione che induce in me quel sorriso; nessuna parola sembra rendere compiutamente la sensazione tenera e profonda che mi nasce dentro.

Un sorriso familiare?

Familiare” è la parola che più si avvicina all’essenza di quel sorriso.

Come se ci fossimo conosciuti da piccoli, in una nebulosa lontanissima età mai vissuta e poi ci fossimo allontanati: io bambino buono che gioca chino sull’aia, tu bambina bella che, passando, ti fermi a guardarmi e mi sorridi. Io che ti guardo timido senza parlare e tu che, ferma lì in piedi, senza parlare mi sorridi.

Io che mi alzo imbarazzato e mi allontano di qualche passo; poi però mi volto quasi subito per vedere se ancora sei lì e tu che sei rimasta dov’eri e, un po’ divertita, ancora mi sorridi… mi sorridi.

Ricordi da una vita precedente?

Troppo facile pensare che ci conoscevamo già nella vita precedente e che vedendoti emergono i ricordi di un donna che conoscevo già, che conoscevo a fondo forse. Quanto ti conoscevo? Quanto a fondo? Mi sorridi così perché fra di noi c’era una profonda confidenza, ci siamo amati a lungo, abbiamo fatto tante volte l’amore, oppure è stato un incontro appena accennato ed ora quel contatto, forse un percorso d’amore che nell’altra vita era appena iniziato, potrebbe proseguire?

Mistero di un sorriso:

quel sorriso spontaneo, a te stessa sconosciuto: misterioso tramite fra la mia sensitività e la tua interiorità di donna, di donna che è anche bambina, di donna che in quel sorriso, in quei momenti si riscopre bambina felice. Fascino di quell’interiorità trepida, limpida ed innocente nella quale mi tuffo con occhi chiusi e animo disciolto, dolcezze arcane assaporando… senza parlare, solo lasciando che la seduzione di quel sorriso, il suo incantesimo, il flusso inebriante cui non mi sottraggo mi portino lontano, lontano, dentro te stessa, nel tuo intimo profondo a te stessa in parte sconosciuto e che io vagamente percepisco; in quale realtà irreale mi trascina quel sorriso?

Ho già visto il mistero di un sorriso: non era rivolto a me, o forse sì, anche a me: la Gioconda è al Louvre e tutti ne parlano.

Cosa darei per conoscere le verità nascoste dietro quel sorriso, verità che io non conosco: sei una inconscia messaggera del Divino e non me lo puoi dire?

Oppure…

chi eravamo tu ed io? Chi siamo tuttora? Forse quel sorriso mi dice perché siamo stati finora lontani. Tu forse lo sai e mi nascondi la verità dietro quel sorriso di mistero senza dirmi nulla… tu sai con semplice certezza quello che io solo intuisco e non mi rendi edotto perché ti piace così, perché è bello così, oppure perché non puoi.

Un lampo e di colpo credo di sapere tutto di quel sorriso: lo riconosco, tu ed io ci confondiamo; forse eravamo la stessa persona, forse lo siamo tuttora ed ora ci siamo riconosciuti, Yin e Yang. Tu sei me ed io sono te, duplice unità inscindibile.

E ancora: tutta questa attorno a me è realtà o è solo la rappresentazione quantistica della realtà? E tu sei una donna reale o solo un’immagine, un’attrice che recita con tutti gli altri su questo palco che mi segue ovunque, dove tutte è virtuale anche se nulla è falso?

Una cosa comunque è certa: quel sorriso ha un fascino misterioso… e poi quel tuo sorriso è anche il mio: per questo mi era così misteriosamente familiare.>

(da ANCHE GLI UOMINI SOGNANO)

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