Il FANAIMAN diventa una canzone, grazie a Paolo Calcinotto il “maledetto curioso”

Il FANAIMAN diventa una canzone, grazie a Paolo Calcinotto il “maledetto curioso”

Siamo tutti curiosi di sentire “Fanaiman”, il brano musicale in uscita, partorito da un’idea di Paolo Calcinotto, con la produzione di Marcello Balestra che da domani spopolerà sui social.

Da mesi,  Konrad il Brianzolo, (che di questa frase ha fatto il suo cavallo di battaglia), mi “martella”  descrivendo Paolo, come un artista unico che non tarderà a ritagliarsi un suo spazio nel mondo delle 7 note.

Ad un giorno dall’uscita ufficiale non ho potuto far a meno di tastare con mano se il Brianzolo ha avuto come si suol dire “l’occhio lungo” e quindi?

Quindi sono qui di fronte a Paolo, che non nasconde una certa agitazione prima del debutto del suo pezzo.

21 anni, appassionato di musica da sempre, ama definirsi: ” Un maledetto Curioso”, infatti sin dalla tenera età nella sua testa balenavano idee e parole strane per un bambino così piccolo.

Il dialetto, è nel suo DNA, dato che la sua famiglia ha le radici in Val Cavargna, un luogo incantevole, dove la gente è, si al passo con i tempi, ma non ha trascurato quello che sono le tradizioni e le “sacre parole” dei vecchi saggi del paese.

L’amore per la musica lo ha ereditato dal papà, che all’età di 5 anni ascoltava insieme a lui i dischi di artisti come Roberto Vecchioni ed altri cantautori italiani, non disdegnando le grandi band degli anni 70.

Ricorda come fosse oggi quel Natale dove gli fu regalata una chitarra elettrica giocattolo, che gli ha cambiato la vita.

Da quel momento, naturalmente senza conoscere la musica, Paolo mette insieme quelle frasi e quei pensieri in dialetto che già da un po gli riempivano i pensieri.

Così, alle elementari si cimenta nel suo primo “pezzo” dialettale con la base di una canzone di Laura Pausini, però. come per tutti i geni incompresi, la vita è dura, quando a scuola, (tra l’altro gestita da suore), l’idioma viene visto come fosse la “farina del diavolo”.

Un’infanzia apparentemente tranquilla, ma con un animo travagliato, che lo accompagnerà fino a quel giorno dove in un attimo è cambiato tutto.

Dalla stanza del fratello, di sette anni più grande di lui, sente una musica, accompagnata da una voce in dialetto (fino a quel momento mai sentita, ma per lui quasi famigliare).

Ebbene si, era un disco di Davide Van De Sfroos, al secolo Davide Bernasconi che in quel periodo era già un icona per il grande pubblico.
In quell’istante Paolo si rese conto di non essere solo, ma di aver trovato un punto di riferimento, o per lo meno uno che potesse capirlo.

Incontrare il suo futuro mentore in quei piccoli paesi non fu affatto difficile, dato che ci si conosce un po tutti e che il Davide nazionale conduce una vita pressoché normale.

Sin da subito da parte di entrambi ci fu empatia ed un’intesa naturale particolare, che nel tempo è diventata un’amicizia cementata dalla voglia di far musica e racconatare delle storie.

Tornando a “Fanaiman”, il percorso è stato lungo e tortuoso, ma non privo di soddisfazioni.
Un vero e proprio lavoro di squadra che ha visto all’opera molti professionisti del settore, ne citiamo uno per tutti, Olen Cesari, violinista e strumentista di fama internazionale, insomma, uno da Wikipedia.

Per quello che riguarda il testo, il titolo penso sia eloquente, si parla della vita di tutti i giorni dalla quale Paolo riesce a tirar fuori pregi e difetti di un popolo, studiando le persone, trasferendole nel suo mondo, che ancora oggi come da bambino è li al centro dei suoi pensieri.

Non sono un critico musicale, ma sono sicuro che questo “maledetto curioso” ne farà di strada.

Mi duole ammetterlo, ma Konrad il Brianzolo aveva perfettamente ragione.

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