LETTERE DA ZANZIBAR: “Déjà vu mon amur” di Enzo Santambrogio

Be è una cosa strana da raccontare è un po come… vivere due volte una stessa situazione…. e molte volte lo è davvero !
Tu te ne stai li seduto al tavolino di un bar in un posto imprecisato del mondo, quando un evento normale per tutti quelli che ti stanno accanto, ma forse “anomalo” per te fa scaturire un ricordo dall’inconscio che ti estranea completamente dalla situazione che stai vivendo in quel preciso istante e ti proietta altrove !

Be a me capita spesso con i miei trascorsi di vita , ma in alcuni casi è più forte di altri, più potente o per lo meno più forte, vivido , reale .

Tu te ne stai li tranquillo in un pomeriggio di mezza estate con una birra in mano gelata seduto in un anonimo baretto a contemplare il porto di Zanzibar , con il suo andirivieni di turisti, e locali indaffarati nel solito tram tram quotidiano Africano quando takkkkkkkk…. ecco l’elemento scatenante che si presenta prepotentemente alla tua memoria rilassata.

Parte tutto con una musica che viene dal finestrino di un taxi parcheggiato a lato del bar, dove un autista sonnecchia pigramente in attesa di qualche turista, una musica che da subito non riconosci tra il rumore di altre macchine che passano, ma che di colpo fa breccia nella tua mente, la canzone è “ The Boys Are Back in Town “ dei The Lhin Lizzy e subito la mia mente piomba in una sorta di visione a occhi aperti in una camera di Varanasi In India , dove io sdraiato sul letto madido di sudore in un clima umido e apicicaticcio nonostante il ventilatore girasse come un elicottero al decollo, con gli occhi chiusi ascoltavo il mio compagno di viaggio Davide che ossessionato da quella canzone batteva sui tasti del piccolo PC per scrivere il diario di viaggio che pubblicava poi su cima-asso.it quasi quotidianamente.

Si, quel folle montagnino la sentiva e risentiva per ore , forse per via del fatto che gli ricordava che eravamo alla fine dei tre mesi tra Ladack e India e che ne aveva piene le palle e tornare a casa era ora mai roba di pochi giorni, o forse felice soprattutto di portare a casa la pelle ancora una volta, ma sta il fatto che nonostante pure a me piaceva all’inizio, ma dopo la trentesima volta ne avevo le palle piene veramente ed ad un certo punto preferivo andare sulle sponde del fiume Varanasi a contare i cadaveri fasciati nei sudari che passavano lenti portati pigramente dalla corrente piuttosto che subirmi la trentunesima replica di quella ” dannata ” canzone.

È incredibile come i ricordi si ripresentano a noi nei momenti più diversi della vita, ma la cosa bella è che ti riportano indietro , un po come una macchina del tempo ti fa rivedere quello che hai fatto o che hai vissuto, le sensazioni, gli odori e l’atmosfera che hai vissuto in quel frangente sono tutte nella tua testa, le senti realmente, perchè le hai vissute realmente e quel momento che non sembrava importante ma che a quanto pare meritava un posto nella tua memoria, rivive magicamente !

Sarei curioso di sapere cosa Davide si ricorda di quei giorni, chissà come li ricorda lui , visti dal suo punto di vista, sicuramente diverso , ma interessante di sicuro.
Probabilmente e sicuramente lui avrà il mio stesso problema, quello che capita a chi vive una vita intensa, fatta di emozioni, di sensazioni forti, praticamente una vita VERA.

Chissà quanti altri ne avrò nel corso della mia vita, di belli e di brutti. Ma una cosa è sicura , se mi vedete sorridere con lo sguardo perso nel’infinito o con la faccia triste e una lacrima che mi solca il viso , non disturbatemi… sto solo ricordando !

Enzo Santambrogio
Zanzibar 2020

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