LETTERE DA ZANZIBAR: Safari njema Babu Albert

LETTERE DA ZANZIBAR: Safari njema Babu Albert

Ora sono solo… e se ci penso, sono sempre stato solo qua a Zanzibar!

Troppi finti amici o amici di comodo.
Spesso per poter fare due chiacchere con un “desperados” come me, che non era all’altezza dell’elite di quel manipolo di fenomeni falliti, non mi bastava più parlare allo specchio, avevo bisogno di una persona fisica, di uno che avesse fatto la mia stessa vita da ramingo, da cane randagio che per sopravvivere in terra d’Africa si muoveva nella notte raso ai muri.

Solo uno rispondeva a questi requisiti, solo uno era disposto ad ascoltarmi e a darmi consigli dettati dall’esperienza, un unico solo camerata di avventure comuni, un guascone come me, anche se di epoche diverse.

Babu Alber al secolo Giuseppe Alberto, di lui avete gia letto in una mia lettera precedente che dovete prendervi la briga di cercare da soli, perchè non perdo tempo a rinfrescarvi la memoria.

Lui era sempre presente e quando sono rimasto nella merda e da solo a Zanzibar, senza lavoro e senza cibo, mi voleva sempre prestare soldi se ero a “corto”, ma spesso guardandoci in faccia capivamo che entrambi eravamo nella merda e allora ridevamo come due scemi.
Io ogni volta che potevo ricambiavo portandogli quello che gli serviva, cercavo le sue medicine che spesso era lavoro arduo, perchè a Zanzibar i farmaci veri sono un òusso e esiste solamente un sottobosco di medicine generiche indiane o cinesi, ma io mica volevo avvelenare il mio nonno d’africa e allora spesso me le facevo portare da qualcuno che tornava dall’Italia, o magari chiedendo a qualche turista prossimo alla partenza.

Mi diceva sempre i soldi servono a aiutare chi ne ha bisogno, altrimenti sono solo pezzi di carta da culo, mi dava consigli e mi faceva sorridere con le sue storie che speso assomigliavano alle mie, ma come ho gia detto ambientate in epoche diverse, le sfumature e le tematiche però spesso si assomigliavano! certe cose non cambiano mai se non solo nelle date.

Amavo quel vecchio pazzo vestito da Buana Bianco, perennemente in abito color cachi da esploratore di un altro secolo.

Sapeva portarmi, forse grazie anche hai miei trascorsi in situazioni che potevo quasi vedere.

Dunque mentre si chiaccherava di una sua missione quando era nei COMSUBIN (Comando Subaquei Incursori) in america del sud tra Cocheiros e Narcos, eccomi catapultato nella giungla con i suoi odori di acqua e di piante tropicali che sanno come dopo una giornata di pioggia, quando il terreno profuma di terra e ozono.

Ogni suo racconto era un viaggio e anche se spesso si ripeteva, era comunque e sempre un nuovo viaggio, bastava che aggiungesse un dettaglio dimenticato e tutto ripartiva come in una storia nuova.

Quanti pomeriggi passati con lui a bere birra durante le lughe gionate piovose della “rain sison”, nella sua dimora a Kiwengwa, con il mare turchese e il cielo nero, carico di pioggia e vento, mi sarei buttato a mare se non avevo lui a farmi compagnia nei momenti di sconforto.
Niente è peggio della solitudine, niente è peggio di sapere che non c’è nessuno con il quale chiaccherare, nessuno che ti ascolta, soprattutto quando hai mille storie da raccontare e un passato che merita pienamente il racconto.

Oggi ho ricevuto una telefonata dall’italia, era Andrea il figlio,quando hai un feeling con una persona è difficile che ti fottano e io con Babu di feeling ne avevo da vendere, la voce di Andrea era diversa, bassa, afona, non era la sua, c’è voluto poco a capire che qualche cosa non andava, ma avevo gia capito cosa era successo, speravo in cuor mio di sbagliarmi, ma gia sapevo la risposta.

Andrea… dimmi? che succede?
èèèè… Babu se ne andato!
Cazzo lo sapevo che non lo avrei più rivisto!

l’istinto ti avvisa sempre ma speri sempre o quasi sempre di sbagliarti ma ora è successo veramente.
Si è spento serenamente nel suo letto per un attacco di cuore, lui che aveva il cuore di un leone, ma forse semplicemente era giunto il momento per riposare serenamente.

lo avevamo aiutato a tornare in italia nella sua Sardegna, ha rivisto la sua terra , suo nipote che non aveva mai visto e qualche suo amico, coccolato per questi pochi mesi dalla sua famiglia, credo che tutto sommato Babu si sia meritato questo dopo una vita lontano da casa,
Ora il vecchio mastino è partito per la sua ultima grande missione, la grande Savana!

Lo immagino mentre va camminando con il braccio alzato per salutare verso il grande disco del sole infuocato che scende al tramonto e che lo fa diventare una sagoma scura tremolare fino a scomparire come un miraggio!

Safai njema Babu!

Tu scomaprirai dai nostri occhi, ma non dai nostri cuori!

Enzo Santambrogio
Isola di Zanzibar con una leggensa in meno
22 marzo 2020

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