MUSICA: “Storie di cortile”, la pelle d’oca anche se è agosto

MUSICA: “Storie di cortile”, la pelle d’oca anche se è agosto

Mi occupo di comunicazione ormai da una quindicina d’anni e questo mi porta a scrivere articoli che nascondono tra le righe parole chiave con obiettivi ben precisi.
A volte lo scopo è quello di catturare l’attenzione di un certo target di lettori, o di spingere un prodotto, un servizio, un luogo o un’attività per suscitare l’interesse di potenziali consumatori.

Oggi no! Questo articolo non è costruito a tavolino, non ha il numero di battute calcolato, ma è il racconto di una serata di musica e di emozioni forti.

LISSONE – 5 agosto 2020
Sul palco ci sono i Bonderlobo, che detti così francamente non mi dicono nulla, ma quando parte la musica cambia tutto.
Voce e chitarra, Alex Kid Gariazzo, di fianco a lui c’è Flaviano Braga, nome e viso d’altri tempi con la sua fisarmonica.
Subito dietro, Angie, talmente brava al basso che la sua bellezza passa in secondo piano.
Chiude il gruppo il batterista di cui purtroppo non conosco il nome, ma sicuramente all’altezza della situazione.

Dopo la presentazione di rito si parte, i primi brani “Hey Joe” e “Demasiado Corason”, mi fanno pensare che la serata sarà molto particolare.
Nel frattempo da dietro il pubblico si avvicina come fosse portato dal vento (che tra l’altro non c’e) il suono della tromba di Raffaele Kohler, un personaggio tanto originale quanto bravo.

Per quello che mi riguarda sul palco c’è già abbastanza per farne due di concerti, ma da dietro gli strumenti arriva la “Special Guest” Bocephus King, per i primi 10 minuti, mi appare come un animatore da villaggio turistico e la sua presenza sembra pressochè inutile.

Ultimo a presentarsi sul palco Andrea Parodi, questo lo conosco, so anche che nella sua carriera di cantautore ha avuto la fortuna di stare sul palco con Bruce Springsteen.
Infatti gia alla prima canzone accompagnato dalla super band capisco che le sue parole e il suo stile sono affini ai miei gusti musicali.

Torniamo a Bocephus King, quello che nei primi minuti mi sembrava un mezzo “sciroccato”, incomincia veramente a cantare e piazza un pezzo di Ivan Graziani “Lugano Addio” che al momento mi fa ricordare che da bambino ascoltavo molte canzoni italiane ed immancabilmente, poi, venivo a sapere che si trattava di semplici “cover” tradotte dall’inglese.

La sua esecuzione mi spiazza, il mio primo pensiero va alla famosa citazione di Francesco Guccini: “Gli americani ci fregano sulla lingua!”, ma mentre canta mi rendo conto che questo artista non mi ricorda nessuno.
E se non mi ricorda nessuno, vuol dire che il suo stile è unico, più lo ascolto e più vedo in lui talento e mestiere da vendere.

In questo gruppo di musicisti e cantanti non mancano certo elementi che come si suol dire hanno una marcia in più, ma l’eroe della serata è senza dubbio Andrea Parodi che ha avuto l’idea geniale di metterli insieme sul palco, creando un mix di swing, rock, bossa nova e tanto altro ancora, unito alle più suggestive ballate dei cantautori italiani.

Il finale mi inchioda alla sedia, infatti Parodi non credo che con il “Boss” ci abbia solo cantato, ma sono convinto che si sia portato con se un pezzo della sua anima.

La prova lampante è sotto gli occhi di tutti quando Raffaele Kohler si mette in testa al gruppo come fosse Clarence Clemons e parte quel fantastico trenino che mi ricorda la “E Street Band” dei tempi migliori.

Più tardi, mentre mi dirigo in auto da solo verso casa sulla Statale 36, il mio pensiero fisso è:”ma dove sono stato negli ultimi vent’anni?”.

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