Psicomotricità in gocce: Grafomotricità e tappe evolutive del disegno spontaneo e della rappresentazione della figura umana

Psicomotricità in gocce: Grafomotricità e tappe evolutive del disegno spontaneo e della rappresentazione della figura umana

Ed eccoci di nuovo ad un’altra uscita di Psicomotricità in gocce! In questo articolo parlerò di come si sviluppa il disegno nel mondo dell’infanzia. Iniziamo…. e al bando frasi come “ma no, si disegna così!” oppure “cos’è questo pasticcio!’” o “faccio io che tu non sei capace”…..

La grafomotricità è un insieme di attività grafico-espressive che va dallo scarabocchio ai primi simboli grafici che costituiranno i prerequisiti della scrittura che sarà l’ultimo gradino. Con il gesto grafico il bambino esprime la propria personalità e identità, lasciando un segno visibile. È importante consentirgli la sperimentazione di numerosi strumenti grafici e superfici in modo da favorire più esperienze tattili e cinestesiche possibili che verranno così inserite nella memoria motoria e generalizzate nelle future acquisizioni

Alcune indicazioni per la pittura dei più grandi.

È consigliabile utilizzare grandi fogli ruvidi e consentire al bambino di dipingere in posizione eretta al fine di ottenere maggiore stabilità nel gesto grafico ed equilibrio. È bene farlo dipingere liberamente fornendogli colori densi in cialde e prevedendo un pennello per ogni colore. Molto interessante è l’approccio di Arno Stern e consiglio la lettura de “Il gioco del dipingere” in cui il pedagogista parla del suo magnifico Closileu e del suo metodo elaborato a Parigi nel 1949, ma ancora attuale e in linea con le più moderne indicazioni pedagogiche.

Evoluzione del disegno spontaneo

Dai 18 mesi ai 3 anni

I bambini dai 18 mesi cominciano a produrre dei segni e scoprono il piacere di lasciare delle tracce visibili attraverso gesti vigorosi. Rhoda Kellogg, grazie ad un’ampia raccolta di disegni infantili, ha distinto 20 tipi basilari di scarabocchi. Grazie a lei lo scarabocchio acquista il carattere di “alfabeto” del disegno. Gli scarabocchi sono infatti le strutture portanti del disegno. Inizialmente questi segni divengono la base per la rappresentazione di figure complesse (persone, edifici…). Siamo nello stadio dei modelli. In seguito il bambino traccia degli scarabocchi che assomigliano sempre più a forme geometriche costituite da due o più linee che si intersecano ad una linea chiusa: siamo nello stadio delle forme.

Dai 3 ai 6 anni

Intorno ai 3 anni il bambino si accorge che tra i segni tracciati e l’immagine di un oggetto esiste un nesso. Per Luquet (1927) tale scoperta è l’atto di nascita dell’intento rappresentativo: il bambino interpreta i segni in base alla loro somiglianza con elementi della realtà (fase del realismo fortuito), Kellogg parla invece di stadio del disegno, focalizzandosi sulla grammatica del disegnare più che sul rapporto segni-realtà (Cannoni, 2003, p. 11). Progressivamente avviene un cambiamento sostanziale: l’attenzione del piccolo si sposta dall’esecuzione del movimento a un intenzionale scopo rappresentativo.

Il bambino non possiede la capacità di sintesi e riproduce i segni in modo maldestro, discontinuo e con esauribilità dell’attenzione. il disegno, in questo stadio (chiamato da Luquet stadio del realismo mancato), risulta essere alquanto incompleto. con lo stadio pittorico di Kellogg, in cui gli aggregati assumono un significato, rappresentando la realtà. In questo periodo appare la rappresentazione della figura umana che assume sembianze di un “omino testone”. Inoltre il disegno del bambino presenta delle figure sempre più dettagliate, rappresentando scene che descrivono un ambiente o in cui compaiono diversi protagonisti raramente ben coordinati tra loro.

Alcuni esempi di produzioni spontanee:

Tappe evolutive della rappresentazione della figura umana

La rappresentazione della figura umana è universale e i bambini produrranno ad una stessa età disegni con caratteristiche evolutive simili indipendentemente dall’etnia, dalla cultura di appartenenza e dal ceto sociale. A voi le tappe evolutive:

2 anni: cerchio da cui si diramano linee rette;è il cosiddetto omino girino; il disegno non è orientato sul foglio.

3-4 anni: compare l’omino cefalopode ossia un grande cerchio da cui partono gambe e braccia con occhi naso e bocca

4 anni e mezzo: compare il tronco a cui spesso si aggiunge l’ombelico

5 anni: l’ omino dovrebbe essere completo con numerosi dettagli e bidimensionale con accenni di vestiario; l’orientamento del foglio è verticale

6 anni: la figura umana è proporzionata ed inserita in un contesto personalizzato

La rappresentazione continuerà ad arricchirsi di dettagli fino ai 12 anni

Di seguito l’evoluzione del disegno della figura umana e con questo vi lascio alla prossima puntata. Arrivederci! Da Erika Fai

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