PSICOMOTRICITÀ IN GOCCE: Io resto a …giocare!

PSICOMOTRICITÀ IN GOCCE: Io resto a …giocare!

Ben trovati alla seconda uscita della Rubrica Gocce di Psicomotricità!

Come vi avevo anticipato nella scorsa puntata, oggi presenterò il grande tema del gioco.

Prima di darvi qualche spunto pratico, vi anticiperò qualche nozione che sarà utile per comprendere che cos’è il gioco perché non tutto quello che si definisce gioco lo è veramente.

Che cos’è il gioco?

La domanda appare a prima vista semplice, poiché il termine gioco richiama concetti familiari, immediatamente riconoscibili, che riferiamo al tempo dell’infanzia, al tempo libero, allo svago. Tutti noi, dunque, sappiamo che cosa è il gioco, nel senso che ne abbiamo avuto esperienza ma, “qualsiasi discorso intorno al gioco pone fin da subito un problema di definizione.

La difficoltà di trovare una definizione univoca di gioco è da ricondursi in primo luogo al fatto che si tratta di un fenomeno molto poliedrico che copre un’ampia gamma di manifestazioni e condotte anche molto diverse tra loro, dai più semplici giochi motori alle forme più complesse di gioco simbolico, dai giochi di lotta a quelli di abilità e di calcolo.

Tutti gli autori che hanno ricercato una definizione di gioco concordano nel ritenere che si tratti di una condotta spontanea, un’occupazione volontaria, liberamente scelta dal soggetto (il gioco può essere proposto ma non imposto) e che si fa per il puro piacere di farla, ovvero un’attività autotelica e auto motivata che si colloca al di fuori dalle urgenze e dai confini della vita ordinaria.

Il gioco e un’attività in cui l’individuo combina e modifica liberamente i rapporti tra le cose secondo un punto di vista arbitrario e soggettivo, e senza la preoccupazione di ricevere una conferma o una smentita dal risultato delle proprie azioni.

Perché giocare è importante?

Giocare è il modo più semplice, più efficace e più piacevole per apprendere e per modificarsi. Unisce la dimensione espressiva, la comunicazione, l’esercizio di abilità, la scoperta dell’ambiente, la conoscenza corporea, la crescita cognitiva, l’apprendimento, le regole, la dimensione affettiva ed emozionale. Negli anni si sviluppa in parallello allo sviluppo del bambino, seguendone le tappe di maturazione

Le differenti forme di gioco

Il “gioco senso motorio”: Compare dai 12 mesi e continua anche fino ai 7-8 anni. Si caratterizza per la presenza di brusche rotture toniche e di sollecitazioni intense. In generale è presente un coinvolgimento corporeo intenso sia fisico e sia emotivo. Ecco alcuni esempi di giochi senso motori: Equilibri/disequilibri, Dondolamenti, Cadute, Arrampicate, Scivolate, Trascinamenti, Capovolte e Giochi di spostamento

Il “gioco tonico-emozionale” è un’esperienza senso motoria vissuta in stretta dipendenza fisica con il corpo dell’adulto o con il suo sostituto materiale. Ha una forma più primitiva e tendenzialmente passiva e ricettiva.

Il “gioco motorio” è rappresentato invece da una finalizzazione del movimento verso specifiche competenze ed abilità individuali o di squadra, prevede la ricerca di una compiuta capacità di rappresentazione del proprio corpo e di una fine coordinazione, uno sforzo d’attenzione ai segmenti corporei, l’attenzione al piacere accanto alla possibilità di procrastinarlo.

Il gioco simbolico” compare in forme abbozzate a partire dal secondo anno di vita, trionfa nell’età della scuola materna , poi, nella scuola elementare decolla verso azioni e sequenze narrative sempre più complesse. Attinge al mondo interiore del bambino e corrisponde al gioco di finzione, dove spazi, personaggi, relazioni, vicende immaginarie vengono attualizzate, tramite l’azione motoria, la mimica, la parola. I suoi contenuti vanno dalla realtà quotidiana (mangiare, dormire, vivere in casa) alla realtà fantastica (mostri, sogni, avventure) ed emozionale (paure, angosce, idillio).

Il gioco “proto simbolico” risponde al bisogno del bambino di occupare lo spazio, il tempo e il materiale per farne un’estensione della propria soggettività. Rappresenta il passaggio al processo di simbolizzazione. Il bambino non usa parole o altri codici, ma schemi d’azione di forte significato. Alcuni esempi: Riempire svuotare, Spargere riunire, Apparire scomparire, Entrare uscire, Stasi movimento, Mettere dentro e tirare fuori, Essere contenuti, Contatto e riposo ecc.

Il “gioco di costruzione e manipolazione” mette più a frutto le capacità di tipo manuale e spaziale e coinvolge più da vicino la corporeità.

I giochi ai tempi della quarantena

Di questi tempi, la cosa più semplice che i bambini possono fare è giocare, dedicarsi ad attività corporee ed artistiche, oltre che, per i più grandicelli, seguire le attività didattiche. Sarebbe bene sfruttare questo periodo per incrementare le letture animate di libri per potenziare le capacità di ascolto; i giochi con pitture e colori da svolgere sia su un tavolino o per terra o su una parete verticale con grandi o piccoli fogli, per permettere lo sviluppo delle competenze manuali e sensoriali e dar sfogo alla creatività; i giochi sonori con la voce, con strumenti musicali o con materiali di recupero.

E poi ancora i giochi in scatola, ballare, costruire, cucinare, “fare finta di…”. Coloro che dispongono di uno spazio all’aperto potrebbero dedicarsi ai giochi motori di movimento.

Accanto alle diverse proposte non dovranno mancare i momenti di “noia”, del nulla, del vuoto e i momenti di libertà dove il bambino sarà libero di fare da solo.

La cosa importante è offrire stimoli e modelli per garantire ai bambini piccoli e grandi un equilibrio tra le dimensioni corpo-mente-relazione. In questo modo sapranno adattarsi alla nuova situazione senza rischiare di passare il tempo davanti alla TV o collegati ai social media.

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