PSICOMOTRICITÀ IN GOCCE: Ma cos’è la Psicomotricità?

PSICOMOTRICITÀ IN GOCCE: Ma cos’è la Psicomotricità?

Buongiorno a tutti cari lettori di Brianza Web! Sono Fai Erika e vi scrivo da Caslino d’Erba, piccolo paesino in provincia di Como che amo moltissimo e in cui sento di avere radici ben salde.

Mi è stata data la possibilità di presentare la mia professione di Terapista della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva o meglio conosciuta come psicomotricista.

Per questo ho deciso di sfruttare questa importante occasione per divulgare le tematiche principali di questa disciplina, ancora poco conosciuta.

La psicomotricità ha fatto la sua prima apparizione in Italia a partire dagli anni ’70 e da quel momento sino ai nostri giorni ha fornito nuovi strumenti di intervento sia in ambito clinico e sia in ambito educativo.

Ma esattamente come si diventa neuro psicomotricisti e cosa fa un neuro psicomotricista?

È importante ricordare che si tratta di una professione sanitaria riabilitativa e il titolo si può conseguire con una laurea triennale.

Io l’ ho conseguito nell’anno accademico 2010/2011 presso l’Università degli Studi di Milano. Ho frequentato il mio percorso accademico presso l’I.R.C.C.S. E. Medea, Associazione “La Nostra Famiglia” di Bosisio Parini (Lc). Ho partecipato in contemporanea e successivamente a numerosi corsi di formazione specifica e continua per meglio approfondire i temi affrontati durante gli studi.

In seguito al conseguimento della laurea, da Ottobre 2011 sino ad ora collaboro con la nota associazione di promozione sociale Abibò di Erba (Co) nel ruolo di neuropsicomotricista ed educatrice – per bambini in fascia d’età 1-3 anni.

Dal 2014 opero in regime di libera professione, occupandomi dello sviluppo e messa in opera di progetti psicomotori con finalità educativa-preventiva rivolti a bambini in fascia d’età 3-6 anni, presso enti privati ( associazioni e scuole materne) e di interventi psicomotori individuali presso il centro polispecialistico Logos della cooperativa sociale lavoro e solidarietà – CSLS – di Como.

Sono iscritta all’Albo e all’associazione ANUPI ( associazione Nazionale Unitaria Psicomotricisti e Terapisti della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva italiana).

Perché o scelto questa professione? Sapevo, da quando ero piccola, che avrei voluto “lavorare con i bambini” ma ovviamente non sapevo se avrei fatto la maestra, la pediatra, l’ostetrica, l’educatrice o la baby sitter. Quando è arrivato il momento di scegliere “cosa fare da grande” mi sono imbattuta in questo corso di studi. Ho cercato di capire di cosa si trattasse e in seguito mi sono iscritta al test di ammissione e da qui è incominciato il mio percorso formativo. Pian piano ho preso sempre più consapevolezza che quella che avevo scelto era la strada giusta!

È importante per noi terapisti della neuro e psicomotricità far sapere che esistono due ambiti di intervento uno terapeutico-riabilitativo ed uno educativo/preventivo.

L’intervento terapeutico-riabilitativo viene prescritto dal neuropsichiatra infantile dopo un attenta valutazione ed è rivolto a bambini con fragilità, con bisogni educativi speciali o con patologie neuropsichiatriche infantile (disturbi neurologici e neuromotori, ritardi cognitivi e psicomotori, disturbi dello spettro autistico, sindromi, ADHD- deficit d’attenzione con iperattività-, disturbi specifici di linguaggio e di apprendimento-dislessia, disgrafia, discalculia).

L’intervento educativo/preventivo si realizza sotto forma di progetti nelle scuole materne e primarie oppure in centri privati o convenzionati sotto forma di gruppi.

Per cui la psicomotricità è per tutti i bambini! È rivolta a qualsiasi bambino in età evolutiva con l’obiettivo di favorire uno sviluppo armonioso.

Si rivela particolarmente adatta a bambini molto timidi, insicuri o al contrario troppo vivaci, con difficoltà di concentrazione, che faticano a interiorizzare le regole e che mostrano difficoltà comportamentali.

In questi anni di lavoro, ho compreso, sulla base dei rimandi dei bambini e dei genitori, che è un’attività che piace, che non spaventa, che sprona a misurarsi con se stessi e con le cose e che fa sentire tutti riconosciuti nella propria individualità.

Questa frase riassume bene l’idea di base della psicomotricità:

L’attività psicomotoria consente ai bambini di mettere in moto contemporaneamente corpo, emozioni, pensieri in maniera fluida, unitaria. Il bambino è posto nella condizione di sviluppare una consapevolezza del proprio corpo in relazione all’altro e all’uso degli oggetti. L’obiettivo è di permettergli di esplorare , sperimentare e approfondire la propria relazione con il mondo che lo circonda nella direzione di uno sviluppo psicofisico armonioso.”

Ciò che rende speciale la psicomotricità è l’uso del gioco come strumento di lavoro al fine di supportare i processi di sviluppo dell’infanzia, valorizzando il bambino.

Essa ha come caratteristica principale la visione globale e non settoriale dei vari aspetti dell’evoluzione infantile; l’uso del corpo, del movimento e del gioco come strumenti per considerare il bambino nella sua globalità espressiva.

La psicomotricità ha il compito di prendersi cura, di accogliere e sostenere l’evoluzione del bambino. Il suo intervento aiuta a far emergere potenzialità e singolarità dei soggetti.

La pratica psicomotoria si avvale di strategie, tecniche e percorsi capaci di dare ascolto ai bisogni, ma anche ai desideri dei bambini; è un intervento connotato da particolare emotività e giocosità, fuori dalla normale routine educativa.

Le Finalità e gli obiettivi fondamentali che persegue sono:

  • Lo sviluppo della comunicazione

  • La maturazione dell’identità

  • La conquista dell’autonomia

  • Lo sviluppo della competenza

Queste finalità possono essere declinate in molte attività e proposte operative. La psicomotricità riconosce come campo di esperienza principale quello de “ il corpo e il movimento” ma anche quello dei “ discorsi e delle parole”, ponendosi quindi finalità sia motorie sia comunicative.

Per poter svolgere una seduta psicomotoria è necessario un setting ossia uno spazio facilitante, sicuro, pensato e progettato per il singolo o per il gruppo. Nel setting non troviamo giochi comuni ma i materiali psicomotori per eccellenza che sono palle ritmiche, corde, cerchi, bastoni, solidi di gommapiuma, materassini, grandi cuscini, teli, stoffe, spalliere, materiali per attività finomotorie come grandi fogli, pennelli, tempere, pennarelli, pastelli, forbici ecc.

La stanza che ogni psicomotricista sogna dovrebbe essere luminosa, avere una buona metratura, il pavimento in parquet, armadi a scomparsa e uno specchio.

Ah dimenticavo di dirvi che è “vietato” entrare con le scarpe e si devono indossare calze antiscivolo e in molti casi la zona è off-limits per i genitori a meno che non ci sia la necessità di una presa in carico della coppia genitore-bambino.

Non è facile raccontare e trasmettere ciò che fa uno psicomotricista con ogni singolo bambino perché ognuno di loro ha la sua storia, la sua personalità e la sua individualità. Ognuno ha il suo progetto pensato e costruito in base al proprio bisogno. La stessa cosa vale per il gruppo psicomotorio, realtà ancora più complessa perché costituita da diversi soggetti ognuno con la sua storia e il suo vissuto.

Con questa breve descrizione spero di aver reso più chiaro chi è e cosa fa il terapista della neuro e psicomotricità.

Vi lascio al prossimo scritto in cui introdurrò il grande tema del gioco che in un momento come questo lo trovo prezioso sia per i bambini e sia per gli adulti. Un saluto ai lettori di Brianza Web!

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