RACCONTI DEL FILOCCA:  Festa di compleanno alla Strecia del Zoia

RACCONTI DEL FILOCCA: Festa di compleanno alla Strecia del Zoia

L’AMORE IN BRIANZA NEGLI ANNI SESSANTA/SETTANTA

Come abbiamo vissuto l’amore in Brianza negli anni sessanta/settanta?

< Avevo sedici anni o forse diciassette: allora tanti ragazzi erano ancora senza una donna, erano vergini; quasi tutte le ragazze della stessa età lo erano. Anche per questo sognavamo ed era molto bello>

Questo è l’incipit del capitolo 3° di ANCHE GLI UOMINI SOGNANO, il mio primo libro pubblicato dal Gruppo Editoriale Albatros di Roma, vincitore nel 2018 del Premio Internazionale di Letteratura Lilly Brogi.

In Brianza come avete vissuto voi l’amore a quella età che allora coincideva con l’adolescenza? Era meglio allora o è meglio adesso?

8 FESTA DI COMPLEANNO ALLA STRECIA DEL ZOIA.

Lui si chiamava Benito; nella Brianza democristiana degli anni settanta non riuscì a cambiare il nome che i suoi gli avevano affibbiato: era un muscoloso alternativo ed avrebbe ambito a chiamarsi Adolfo.

Era seregnese e fece la festa del suo compleanno in un prato adiacente la Strecia del Zoia, una stradina sterrata che si dipartiva dalle ultime case di Seregno e si perdeva nei campi; era il luogo dove si svolgevano i riti della “campurèla”. La sua funzione sociale si spostò solo anni dopo sul Viale Zara, la nuova strada intercomunale che collegava Milano con Lecco, foriera di commerci d’ogni genere.

Conosceva bene la zona, in veste di assidua frequentatrice per ragioni professionali, Agnese puttana di paese, figlia d’arte, priva di un protettore e, come tale, espressione dell’intraprendenza brianzola.

In quegli anni non c’era ancora la droga: per la festa era stata posata su uno sgabello una damigiana di sano vino di contadino che ciascuno spillava a suo piacimento. Come catering erano stati confezionati panini dalla Adele, vicina di casa del Benito.

Altra invitata alla festa fu la cugina Milena detta Milu, donna Curunù. I Curunù venivano così chiamati perché correvano sempre in chiesa, erano cioè assidui quanto bigotti frequentatori: Milu conosceva la Strecia del Zoia solo per sentito dire e, per non passarci vicino, faceva un percorso più lungo quando andava a lavorare.

Al compleanno di Benito era presente CarlinÖ, l’amico prediletto: aveva portato come regalo un salame nostrano sottratto al Giuvan macellaio, suo datore di lavoro, che ne teneva da parte un certo numero per uso personale.

Gianfranco, l’amico intellettuale, era andato a scuola a Monza e si era diplomato ragioniere. Già da quasi un anno lavorava in una banca ed aveva tutte le sere libere: spesso facevano insieme il giro dei bar bevendo la grappa di pere e parlando del loro avvenire.

Alla festa Peppino aveva portato una palla e ad un certo punto tutti i ragazzi si erano messi a giocare a calcio e le ragazze si erano raccolte a parlare. Per porta erano state messe sul prato le giacche raggomitolate; conoscendosi tutti per le rispettive prestazioni, formarono saggiamente e senza litigare le due squadre in modo che teoricamente si equivalessero. Un applauso unanime, anche da parte femminile, si alzò quando il festeggiato segnò il suo primo goal.

Quando i ragazzi tutti sudati finirono di giocare le donne avevano ormai parlato di tutto: non avevano toccato l’argomento “uomini” ad evitare sbocchi scabrosi cui avrebbe potuto portare la conversazione data la presenza di Agnese, che comunque se ne stava in disparte.

La festa, iniziata nel pomeriggio di quella domenica di Maggio, si protrasse fino a sera, quando i panini furono finiti, la damigiana fu vuota e tutti rincasarono con l’avvento del buio. Solo prima che Mara se ne andasse Benito si ricordò della sua presenza, le si avvicinò, le diede un bacio sulla guancia, la ringraziò per il libro che gli aveva portato: era il suo filarino e gli sarebbe spiaciuto se lei si fosse annoiata.

Lei lo guardò in uno strano modo, si girò e se ne andò senza salutarlo.

Benito raccolse tutto quello che c’era in giro, si infilò la giacca, appoggiò la damigiana vuota sul manubrio della bicicletta da donna e tornò a casa fischiettando e pedalando con la punta dei piedi rivolta verso l’esterno.

I COMMENTI

E. B. Feste nei garage…fughe in moto con le prime cotte…Si cuccava di brutto!😂😂

S.T. Non stai confondendo con le terre di Romagna?

P.G. Si andava nelle cascine dove c’erano locali vuoti, si affittavano luci strobo, una specie di piccola discoteca e lì che ci do che ci do: bei tempi!

E.E. Booooh, e chi c’era?

C.C. donne a gogo…champagne…discoteche…ah no, non ero ancora nato hi hi

B.N. In Brianza non lo so, a Livorno si trombava.

A. A. In campurèla nei campi, al parco! Era il 1957 quando iniziavo ad andare in sala da ballo o in qualche baretto dove si ballava la domenica in poche coppie. 

L.B. Dico solo che è stato bellissimo.

A.R. Bellissimo, dico solo questo!!!

T.A. Io sono in Brianza dal 1974 ed avevo 5 anni quando siamo emigrati da Caserta!

F.S. Nel 1970 avevo 13 anni tante pippe; solo qualche anno dopo si trombava quando te la davano.

C.F. Bei ricordi e tutto era genuino, senza problemi ed era una scoperta tutto.

S.M. I miei sicuramente bene, visto che sono qui

A.M.P. Anni ’60: feste in casa, dopo aver sfrattato i genitori!

L.G. Negli anni 90 era ancora così!

G.O. Che bei tempi!

P.S. Negli anni 60 mi ricordo di aver mangiato tante more, la “a” davanti non sapevo neanche che esistesse! 🤔😊😁😅😂🤣

D.M. Ma certo….nel parco di Monza: massima libertà.

M.F. Io sono milanese

A.L. Città satellite a Limbiate

M.F. 2001 Erba

A.C. Penso sia stato bellissimo, sono gli anni più belli

CATEGORIES
Se hai bisogno informazioni o vuoi proporre una storia da pubblicare puoi farlo da qui.
Powered by