I RACCONTI DEL FILOCCA: Il fantasma femminile senza volto

I RACCONTI DEL FILOCCA: Il fantasma femminile senza volto

In questi tempi bui un po’ di poesia non guasta.
E’ bello poter pensare a cose belle che sollevano lo spirito, è bello sognare ancora, è bello pensare all’Amore.
Vi farò conoscere il Fantasma Femminile Senza Volto con cui convivo fin dalla prima adolescenza: con l’avvento dell’epidemia si era dissolto, ma poi…

. Il fantasma femminile senza volto


La notte scorsa mi sono improvvisamente svegliato, saranno state le quattro, le quattro e mezza; fuori era buio ed attorno a me il silenzio nella casa vuota era profondo, ostile, un silenzio insopportabile.

Era notte: non si sentiva il consueto cinguettìo degli uccelli: passeri, fringuelli, pettirossi, merli, tortore, cinciallegre… e neppure l’abbaio del cane che dormiva ignaro fuori, sul portico. Quell’abbaio un po’ mi avrebbe fatto compagnia.


Mi ricordai di essere ancora isolato da tutti e quella quarantena mi stava angosciando.
Una impercettibile fitta stava diventando più consistente, quasi dolore.
Allora mi chiesi se quel risveglio improvviso era stato originato dall’inconscia fibrillazione cardiaca, quella che da mesi non mi assaliva più svegliandomi di notte, improvvisa, col cuore che correva all’impazzata aritmico e irregolare.

Tastai il polso: cinquantun battiti al minuto, ritmici, regolari: un polso da atleta. D’altra parte ho sempre fatto sport.

Mi resi conto in quella che, salate ed incontenibili, calde lacrime mi rigavano le guance; fu allora che mi ricordai del sogno appena terminato.
All’inizio del sogno era comparso: aveva occhi azzurri, azzurri con pagliuzze d’argento, variegati, intensi, sognanti. Mi aveva guardato, mi aveva sorriso in uno strano modo e poi all’improvviso si era girato, aveva fatto pochi passi e si era pian piano allontanato… sempre più lontano, più lontano… finché i contorni divennero sfumati, evanescenti, sempre meno distinti, fin che fu un puntino e in dissolvenza: PUFF, scomparso.

Io stavo ancora lì a guardare abbacinato alla vista di quegli occhi che come sempre mi avevano emozionato ed ancora non mi rendevo conto dell’accaduto.
Il Fantasma Femminile senza Volto che viveva con me fin dalla prima adolescenza, il mio sogno di donna: era solo un fantasma, un fantasma buono che non faceva male a nessuno, un dolce tenero fantasma femminile che a un certo punto aveva assunto un volto, due occhi azzurro chiaro ed io ero stato felice; ora era scomparso.

Appena realizzai l’accaduto fui preso dal panico: mi misi a cercarlo in ogni locale della casa, in alto, in basso, a destra e a sinistra, dentro e fuori la casa, lontano, vicino, attorno alla casa… a lungo lo cercai ovunque, disperatamente, fin negli anfratti più reconditi della mia interiorità di
maschio; ma non c’era più, forse mai più sarebbe tornato.


Per questo piangevo: il Fantasma Femminile nel mio sogno era sparito, si era dissolto.
Mi lasciai andare sul cuscino e chiusi gli occhi: volevo che il sogno riprendesse: tanto, peggio di così… qualunque sua evoluzione sarebbe stata positiva.

Non riuscii a riaddormentarmi.A volte basterebbe poco: il flebile tocco di una mano amica, una parola, un sorriso; la mano amica non c’era, il sorriso neppure, attorno e dentro di me solo un vuoto insopportabile, l’insopportabile vuoto della solitudine.

Nonmi ero mai sentito così solo.
Mi alzai e girai per la casa vuota senza sapere dove andavo: tre giri attorno al tavolo, poi in fondo al corridoio, indietro, in fondo al corridoio, indietro, in fondo al corridoio, fin che entrai in camera, mi vestii. Mi dissi che gli studi professionali non erano stati chiusi dai provvedimenti di
distanziamento sociale che ci erano piovuti addosso con il virus: c’erano anche gli estremi dell’urgenza perché se stavo chiuso solo in casa ancora un giorno avrei sclerato.

Misi la mascherina, salii in macchina e andai in ufficio ad un’ora antelucana.
Misi mano a due progetti che non fecero alcun passo avanti, affrontai due pratiche ferme sul tavolo da tempo perché andavano risolti due piccoli problemi che non riuscii a risolvere, cercai due documenti che non si fecero trovare.
Una ingovernabile svogliatezza, l’apatia interiore di chi è rimasto senza l’amore.
La sera però, quando lasciai lo studio, sentii palesarsi dentro di me una forza…

(continua domani)

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