“Singin’in the rain” da ZANZIBAR

“Singin’in the rain” da ZANZIBAR

Ho sempre odiato il caffè riscaldato soprattutto se è di tre giorni prima.

Sa come di bruciato e mi lascia la bocca strana, ma in mancanza di altro, mi tocca bere questo. Piove da tre giorni e guardando il cielo dalla porta di casa, capisco che non ha voglia di smettere, dunque apro lo sportellino della moca e rimuovo quelle merdose macchioline di muffa verde che galleggiano nella caffettiera, non mi può fare male, penso tra me e me, d’altra parte ho letto non so dove che è penicillina. Butto giù la brodaglia che più che assomigliare ad un caffè assomiglia a un intruglio fatto da uno stregone, mentre rimugino se uscire o restare rintanato a casa.

E intanto piove, ripiove e poi piove ancora, forse smette ma poi strapiove, e che cazzo sto mettendo su le branchie e il sole è solo un ricordo, se va avanti così per una settimana, cosa del quale è capacissimo, ma meno male che sta merda di stagione ha i giorni contati perché se continuasse ancora rischierei di trasformarmi in un fottuto anfibio. Magari in uno di quei rospacci tanto ambiti dalle principesse, vorrei mai che una racchia con la sindrome del “bacio al rospo” mi trovasse e mi trasformasse in un cazzo di principe azzurro, sai che palle sarebbe una vita di “amore mio ti ho aspettato per tutta la vita!“

Ma vaffanculo, che cazzo vuoi da me?

Ero li a farmi i cazzi miei e tu mi limoni!

Ma sei una pervertita, non una principessa, ma fatti i fatti tuoi invece di andare in giro a baciare rospi, che mica è normale, ti serve un buon analista fidati.

Piove, merda e non smette e io avrei il mondo da salvare, o per lo meno il mio mondo, quello che fa parte di me.

Sì perché alla fine, degli altri mica mi frega poi molto, tanto sanno sempre tutto loro!

Son tutti saputelli e se gli dai un consiglio, son subito lì a dirti che tu non capisci un cazzo, bella roba, ti dai da fare e poi fai pure la figura del rompicoglioni.

E comunque non so se ve l’ho detto ma qua piove, e ne vien giù pure tanta, cristo santo sembra che non abbia mai piovuto e che la deva buttare giù tutta adesso.

Ok buttala giù, ma falla tutta in un colpo, come quando trattieni una grande pisciata dopo una sbornia, stai già godendo al solo pensiero di quando aprirai la zip e finalmente potrai farla tutta.

Sta piovendo da giorni come in un perfetto diluvio universale, solo che qua le specie da salvare fanno letteralmente cacare, non c’è ne una che si salva nel vero senso letterale della parola, l’unico era il leopardo di Zanzibar una specie di gatto incazzoso maculato che è stato estinto negli anni ’70 e che ora lo puoi vedere impagliato in unico esemplare spelacchiato al museo storia naturale.

Nel frattempo sorseggio sull’uscio il mio caffè misto penicillina, mentre osservo stormi di corvi neri che come esuli pensieri nel vespero migrar. Scusate mi sono confuso, ma i corvi neri in stormo c’erano veramente, lo giuro!

Decido di uscire, prendo un ombrello cinese comprato qualche giorno prima che ovviamente si rompe dopo la terza apertura, dovevo capirlo che il dollaro e mezzo del prezzo era una fregatura, faccio quello che devo fare, ma appena mi rimetto sulla strada del ritorno parte un altro “battirone” d’acqua, ma quanta cazzo di acqua c’è in cielo?

Cristo santo è roba pesante, dove cazzo la tengono?

Alla fine fregandomene dell’ombrello e rassegnato a bagnarmi anche l’anima, vado verso casa, le pozzanghere ora mai sono diventati dei piccoli laghi e il passaggio che prima trovavo ai lati ora non esiste più.

Ci devo passare in mezzo, inzupparmi fino al midollo, che palle!

Uno, due, tre passi e sono già con l’acqua alle caviglie!

E io che non mi volevo bagnare!

E dunque chi se ne fotte, butto l’ombrello cinese del cazzo e inizio a ballare sotto la pioggia: un, due, tre, passo! Un, due, tre, passo!

Ho sempre pensato che Gene kelly fosse un coglione a cantare “Singin’ in the rain” sotto la pioggia, ma alla fine lui stava recitando e lo pagavano pure e forse il coglione sono io che lo sto facendo gratis e rido pure, rido bagnato fino dentro al cuore con la pelle del culo che sicuramente avrà le grinze come le dita dopo che sei sto troppo in acqua, con l’anima bagnata e forse anche un po lavata da questo mondo che di sporcizia c’è ne butta addosso tutti i sacri santi giorni.

Forse la pioggia non è così male quando la vivi per quello che è non da fighetto che si rovina la piega dei capelli.

A casa per riscaldarmi c’è sempre una bottiglia di Konjagi e della musica jazz che mi aspetta, mi basta mettere su uno di quei vecchi dischi di Nina Simone e con la pioggia che scende e la sua voce di velluto il mondo migliora o per lo meno lo fa fino a quando non finisce la bottiglia e si perché la felicità ha una durata e in questo caso è proporzionata al contenuto della bottiglia, ma questo basta per essere vivi, vivi con la pioggia che scroscia fuori ma che ora mai ti scorre dentro, e che sulla pelle non da più fastidio.

Forse la vita vera non la conosciamo più, forse crediamo di avere tutto sotto controllo, forse per molti sarà vero!

Vero, ma solamente fino a quando non piove e non ti si rompe il fottuto ombrello cinese!

Enzo Santambrogio
Singin’in the rain”
6 gradi sotto l’Equatore
Zanzibar
Tanzania
Africa

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